Auti, auti nostro!

29th, mar, 2012

Auti! Per noi che giocavamo in strada voleva dire… fuori! Auti da out, uno dei tanti termini ereditati, e da noi storpiati, dai maestri inglesi del football. Ne usavamo molti altri: cross, corner, stopper, bomber, tunnel… Uno, da ridere, era Enz, che stava ad indicare il fallo di mani. Per anni mi sono chiesto chi fosse questo Enz. Forse un giocatore famoso perché usava più le braccia che i piedi? No. Enz era l’ammaccatura di hands (mani).

Auti, comunque, era decisamente il termine più usato. Si giocava senz’arbitro e bastava che uno solo si avvicinasse con il pallone ad una delle linee immaginarie che delimitavano il campo, perché tutti i giocatori della squadra avversaria, anche se lontani decine di metri dall’azione, gridassero “Auti! Auti nostro! Auti!!”. Urlavamo tante volte quella parola che quasi sembrava funzionale allo svolgimento stesso del gioco. Il gioco dell’Auti, del calcio di strada. Ma out serve pure ad etichettare chi è fuori, chi è escluso. Ed il nostro era proprio il calcio degli esclusi, un calcio improvvisato che da lontano, da molto lontano, guardava quello vero, per noi inaccessibile. Questo succedeva nella mia città quando anch’io giocavo all’Auti. Nulla è cambiato.

Ciro Fusco (Auti nostro. Calciatori fuori campo, Napoli, Editoriale Vivere, 2001)

 

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26 commenti »

  1. E se uno batteva male il fallo laterale era “contrauti!” (ecco, e ora mi sento davvero un vecchio di 34 anni)

  2. E pensare che c’era un compagno che quando diceva contrauti lo diceva con tale autorità e proprietà di linguaggio che io pensavo fosse proprio il modo in cui fosse denominato il fallo laterale riassegnato agli avversari. Anzi confesso candidamente che lo pensavo fino a qualche anno fa… ed io sono un “vecchio” di 40 anni :)

  3. E il tocco per il calcio d’inizio? “Paté Yo” o Pamé Yo”.

  4. Vado leggermente off topic chiedendovi se anche voi applicavate la quantomeno controversa regola del
    “o rigore o gol!”

    Con Auti ho avuto un tuffo al cuore.

  5. Grandissimo… Io fino all’età di 12 anni sono stato convinto che nel Napoli giocasse, in modo intermittente, tal “Enzo Rigore”, perché ogni volta che c’era un fallo di mano in area mio padre urlava a squarciagola proprio questo!

  6. Ragazzi Si dice autì con l’accento sulla ì, e nostra! (intesa come palla)… rigorosamente supersantòss e supertelè, dal 1982 in poi i più fortunati avevano il Tango, tipo pallone dei mondiali (era un po’ più pesante ma sbandava lo stesso sui tiri al volo).
    p.s. alzi la mano chi di voi non si gira di scatto ancora adesso quando sente il tipico sibilo prodotto dallo strisciare del supersantoss sull’asfalto o sul cemento!

  7. Ogni tre calci d’angolo un rigore……un’altra regola storica…..

  8. Quando si bucava il pallone si “buttava il tocco” per decidere chi doveva andarlo a comprare.
    Se usciva il 13 si ripeteva il tocco dicendo:”E per tutti e tredici”…
    Questo era un regolamento di Fuorigrotta, già a Bagnoli valeva il 17.

  9. Quanno se jucava dint’a ‘o stritto addò nun ce steva ‘o spazzio p’ ‘e tire ‘e ’squina(calci d’angolo) ‘o capitano purtava ‘o cunto: “corne e uno, corne e ddoje, corne e ttre: ricore!” , po si ‘e capitane se mettevano d’accordo ‘a stessa recola valeva pure p’ ‘e falte ‘e mano: enza e una, enza e ddoje, enza e ttre: ricore!” Ma chesto succedeva quanno currette ‘a lava d’ ‘o seje e se jucava cu ‘o Santos ‘e trecientocinquanta lire! Mo tenono ‘e computerre e ‘e pleistescionne e nun sanno jucà cchiù a ppallone!E cchille ca vanno a ‘a scola-calcio se ‘mparono no a gghiucà, ma a tené ‘a cazzimma e a ffà ‘e figlie ‘e zoccola… Che peccato!

  10. la prima volta che sono andato all’estero mi sembrava incredibile che i tabaccai non avessero il super santos… credevo fosse uno standard mondiale e poi mi sembrò un segno di superiorità della nostra civiltà. L’unico che ho trovato in vita mia

  11. …“Paté Yo” o Pamé Yo”.è fantastico,come fantastica è stata la nostra generazione fatta anche di infinite partite a pallone in strada o in “terre” incolte,o di costruzioni del mitico “carruocelo”…noi svegli ,fantasiosi e ora ricordando ieri un pò malinconici.

  12. @8
    a fuorigrotta è vero si diceva e si faceva così….
    si diceva pure so e forerott e poc’ me ne fott’ (non lo so scrivere in napoletano …)

    però quando si bucava il pallone forZe noi eravamo chiù puvuriell ma si faceva la mitica bucatura…con forchetta calda e passata sul buco per vedere di rappezzare…
    o una specie di bucatura da “cammarataria”…

    il 13 era sant’anotnio…e si ripeteva ….di nuovo…
    uà è passata una vita…

    hastalavictoriasiemprepatriaomuerte

  13. Mi sembra di capire che AnDrE’ è di Fuorigrotta!….

  14. bucatura anche per me, in caso di esito negativo si ricorreva la mitica “colletta”!

    “battimuro vale” … il triangolo col marciapiede a scavalcare l’avversario!

    “puuugnoooooooooo” quando passavano le macchine, chiaramente imbrogli a non finire!

  15. @13………..eccetto
    nato cresciuto e pasciuto….la mia città “per certi versi” sono i campi flegrei in generale….
    da monte di procida alla colonna spezzata…..anche se adoro il centro storico

    hastalavictoriasiemprepatriaomuerte

  16. Auti (senza accento per me) nostro (maschile), contraudi, tre corner rigore, l’onore del “patè jò” (voleva dire che eri uno dei due più forti della squadra) il troppo leggero super tele e il grandissimo Super Santos (quando avevo la macchina, lo tenevo nel portabagagli solo per sentirlo rimbalzare a ogni curva), le “trasferte” in altri campi stradali quali ad esempio il colonnato di piazza plebiscito, il “Sanpaolino” (cioè lo spazio fuori allo stadio) o il campo sotto il ponte di via d’isernia dove noi dei “4 palazzi” sfidammo la “squadra di casa” in una partita-rivincita-bella con tanto di regola sui gol in tranferta e in palio una gassosa da 69 lire per uno). Più avanti, i filoni con interminabili partite in villa comunale (dove c’erano giocatori “residenti” pronti a pareggiare le squadre dispari, alberi da dribblare, libri come porte e il “Giambattista Vico” per le partite serali 5 contro 5 quando si era in pochi).
    Grazie a tutti per avermi ricordato tutto questo !
    Aggiungo gli splendidi triangoli col muro (il mio campo-di-casa era chiuso), la radio sulla scalinata che faceva da porta sintonizzata su tuttoilcalciominutoperminuto durante le domeniche pomeriggio che coincidevano con le trasferte (tempi preistorici pre-Sky), le interminabili discussioni sui tiri alti data la traversa immaginaria, la fuga collettiva per le rotture di vetri e il pallone bucato col coltello dalla sadica signora del 1° piano (ancora sento una dolorosa fitta allo stomaco rivivendo la scena), il religoso silenzio che accompagnava il recupero del pallone da parte di compagni acrobati (passi per il primo piano, ma per il muro del convento dell’Arco Mirelli ancora mi chiedo come facesse).
    Per finire, consiglio a tutti il libro di Ciro Fusco (la foto in copertina già vale il prezzo), che ho regalato l’anno scorso a un mio amico per i suoi 50 anni

  17. Grazie per avermi portato dietro nel tempo, all’inizio degli anni 60, quando giocando da portiere tra due pietre o cartoni o bottiglie o qualsiasi cosa che potesse fare da palo della porta mi divertivo con i miei cugini e i loro amici ben più grandi di me. E mi scorrono nella memoria le loro grida,, enz,enz, auti auti… ed io non riuscivo a capire per quale motivo il fallo di mano fosse Enz e la palla fuori auti.
    E ancora ricordo il mitico Don Rafele o guardaporte a cui non sembrava vero sequestrarci il pallone e tagliarcelo con le forbici per soddisfare un suo sadico piacere o le volte in cui il pallone finiva nel giardino delle sue suore, adiacente al vicolo adattato a campetto, che 9 su 10 rifiutavano di restituircelo fino alla messa della domenica successiva (in realtà era un modo per costringerci ad andare alla Messa).

  18. Bellissimi ricordi grazie a tutti, da 50enne mi identifico in tutto e per tutto, enz, auti, pame’ pate yo’.
    I campi immaginari in puro asfalto le porte con le sacchette della monnezza o qualsiasi cosa, traverse immaginarie, appiccicate per i tre cornerri, i palloni schiattati dal portiere del parco con le forbici.
    Ma il SUPER SANTOS era l’unico, quando si andava a comprarlo 200-300 lire si facevano girare in aria per vedere quale fosse perfettamente sferico e non ovale (sola) e poi si comprava, tutti appesi in una sacchetta gigante fuori al negozio del bombolaro al vomero.
    Quando poi si consumava era ancora meglio, da sgonfio era arma micidiale specialmente se bagnato ti arrivava in faccia una pallonata che ti stendeva.
    Il Super Tele era leggerissimo per i bambini, il Tango era piu’ pesante ma non all’altezza del mitico Super Santos. Arrampicate ai primi piani per i tubi dell’acqua per recuperarli, che storie, tornavi a casa la sera che eri a pezzi con il Santos sotto al braccio.
    Oggi vivo all’estero, mio figlio gioca per la squadra locale, non ha mai visto un Santos, non ha mai giocato sull’asfalto, scarpette nike chiodate e tutto il resto che un professionista ha ma non lui non lo e’.
    Mi chiedo chi si diverte di piu’ lui oggi o io ieri…….io.

  19. all’americana : uno in porta e due fanno la partitella e il portiere GIRATO di spalle, per neutralita’ ,rilanciava in mezzo quindi anche in 5 si poteva giocare. Ma la mia domenica storica fu’ giocando al -chi o para va in port- Dalle finestre circostanti sentivamo la gente urlare,sbattere sedie e tavoli,una confusione pazzesca. ERA il classico modo per noi in strada, capire che aveva segnato il napoli . Ma poi 1 ,2, 3 volte , -uha ma che sta succerenn- era la MA.GI.CA. che trionfava a torino ,per chi si ricorda era abbastanza nuvolosa quella domenica .Poco dopo andai su’ e vidi mio zio che si vedeva la replica di tutta la partita che la rai dava in onda dopo 90′ minuto. ho i brividi alle guancie ciao a tutti

  20. Grazie a Ciro Fusco ed ai tanti amici-penso che siamo tutti della terza età- un mare di ricordi sono riaffiorati alla mente.Con nostalgia ,con emozione con orgoglio- con poco o niente ci divertivamo un mondo- rivivo tanti bellissimi pomeriggi passati a giocare a pallone.La scuola media l’ho frequentata alla Aristide Gabelli di Piazza Nazionale e li vi è una strada senza sbocco che costeggiava un deposito Michelin.Ogni pomeriggio quella strada era” il campo” di calcio.Mi avete ricordato gli enz e tutte le nostre mirabilie di allora e ricordo che un pomeriggio un giovanetto più robusto incominciò a giocare con noi.Sembrava un galattico tanta era la sua bravura ed aveva due gambe molto muscolose-rispetto alle nostre esili ma fortissime.Io lo ammiravo ed in verità cercavo di emularlo.Macchè era formidabile.Sono passati degli anni e rivedendo i volti dei giocatori del Napoli sulle figurine Panini scoprii un volto giovanissimo ma conosciuto.Era Vincenzo Montefusco, l’idolo di noi coetanei, quello che ci faceva vincere le partite e ci faceva adempiere ai compiti serali con soddisfazione.E ricordate mai di aver mandato il pallone su una delle macchine parcheggiate a destra e sinistra? Mai ! la paura di essere sgridati e quindi di non poter più giocare in quel luogo ci faceva compiere questo continuo “miracolo”.Mai una pallonata su una macchina.Ma dico non sarebbe simpatico riunirci in uno dei tanti bar della nostra città e dal vivo raccontarci le nostre giovanili partite a pallone?Lancio la proposta.A voi tutti il responso.A ben rivederci.

  21. Io giocavo con il superflex, non so se è lo stesso del supersantos. Un namico più grande aveva un pallone di cuoio, con le cuciture laterali. Lo consideravamo una sorta di padreterno, uno che possedeva un oggetto fuori del comune, non alla portata delle nostre tasche. E quando colpivi di testa quel pallone di cuoio, dalla parte delle cuciture, era un dolore…

  22. già …….tutto fantastico………………e i portieri volanti? e………il mitico pallone di zico?……..mi sorge solo un dubbio…beato pallone di una volta….o beata gioventù???

  23. Beata gioventù, ovvio: Però anche tristezza nel vedere gli adolescenti di ora con sempre meno possibilità di fare qualcosa del genere, per chiusura progressiva di tutti gli spazi aperti (in nessuno dei campi che ho nominato si potrebbe più giocare) e anche per generale rincoglionimento da collegamento perpetuo via cell o web. Il “chi para va in porta” di valerio mi ha fatto venire in mente che anche da noi c’era il “chi si trova para”, e avevo già in mente di intervenire sul “portiere volante”, anche perchè non ricordo più il suo senso (nelle altre partite il portiere non poteva superare aree di rigore immaginarie? Boh!)

  24. quando si faceva “a portiere volante” , o in una controversia si diceva… “o gol o rigore”, quando il marciappiedi valeva, quando si crossava sulle auto in sosta, quando le punizioni finivano in una finestra, e quando invece volavano secchiate d’acqua… quando i pali erano le buste della spazzatura e il pallone finiva sotto le marmitte e diventava “a cuccuzziello” se ci passava sopra un autobus… quando le partite si facevano di notte e quando duravano giorni… che bei tempi… un tuffo al cuore ! un saluto agli amanti del gioco del pallone !

  25. E voi quandoi si giocava per strada e passava un auto o una persona anziana che aveva qualche difficoltà eventualmente a scansarsi una pallonata, dicevate “ANIMO”, Con quella parola tutti dovevano restare immobili dove stavano, e se per forza maggiore uno si doveva spostare quando il gioco riprendeva, tutti a dire, tu stiv là chillat stev ka e tu nun mbruglià. Quel Libro di Ciro Fusco lo ebbi regalato. Lo tenevo come una reliquia e proprio per questo dopo 2 traslochi non lo trovo. Ma lo comprerò.

  26. e lo consiglio di comprarlo a tutti voi il libro di Ciro Fusco. Sono storie che appartengono a Lui, al suo vissuto per strada ai suoi amici, ma tante di quelle storie quando le leggevo incredibilmente mi sembravano vissute da me, perché anche se non è così le storie di noi ex ragazzi che vivevamo la strada sono tutte uguali SONO NOSTRE. Grande anche come finsce. Bellissima l.ultima storia. La storia e Pascale “O Stopper”. Semplicemenmte Pasquale Cannavaro il papà di Fabio e Paolo, che chi ha visto giocare dice che era più forte di tutti e due i Figli. HASTALAVITTORIASIEMPE e come diceva sempre il Mitico e SENZA PERDERE LA TENEREZZA

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