"Sin prisa pero sin pausa"
(Rafa Benitez)

Zazzaroni e la crisi del giornalismo ai tempi di Internet

28th, mar, 2012

Sensibile come sono ai dibattiti su giornalismo cartaceo e web, voglio riportare qui le dichiarazioni di Ivan Zazzaroni nel corso della giornata formativa sul tema “Raccontare lo sport.Diritto di cronaca e regole dell’ordinamento sportivo”, tenutasi lunedì scorso presso il Tribunale di Napoli, nella sede dell’Unione Italiana Forense di Napoli, che l’ha organizzata assieme all’associazione Azzurro Lex, del nostro Sergio Longhi. Diversi gli ospiti: il presidente dell’Ordine degli avvocati di Napoli, Francesco Caia, quello dell’Uif partenopea, Marino Iannone, il consigliere dell’Ordine Vincenzo Pecorella, l’ex calciatore azzurro Antonio Carannante, gli avvocati Luca Longhi e Errico Grojo e, appunto, Ivan Zazzaroni. La moderazione era a cura di Lucio Pengue, di Radio Kiss Kiss.

Tutto è nato dall’introduzione fatta da Pecorella, che ha iniziato la discussione dicendo che i giornalisti sportivi in realtà nascono giornalisti generici e soltanto in un secondo momento si specializzano in giornalisti sportivi. È da lì che è partito il one man show di Zazzaroni: “non è vero niente, io sono nato giornalista sportivo, poi sono diventato giudice di ballo” ha esordito scatenando l’ilarità generale. Ha spiegato che l’ha fatto soprattutto per sdrammatizzare un ruolo che gli sembrava eccessivo e, da qui, ha iniziato a parlare di come è cambiato il giornalismo. “Ci vuole tanta pazienza, perché è cambiato il pubblico. Con il web si è stravolto il nostro mondo. C’è l’interazione, la presenza quotidiana, il contatto diretto con i protagonisti” ed ha scherzato sulle offese che gli sono rivolte quotidianamente dal pubblico della rete e sugli epiteti con cui viene ripetutamente appellato. Si è poi soffermato su quella che dovrebbe essere la caratteristica principale del giornalista, l’obiettività. “L’obiettività non è più ricercata. Biscardi ha creato il giornalista tifoso, il giornalista di riferimento che ha modificato il nostro ruolo. Il pubblico oggi pretende una visione parziale, non obiettiva della partita” ed ha aggiunto che oggi il livello è bassissimo soprattutto a causa del moltiplicarsi di tv e contenitori di notizie. Insomma, non è più l’obiettività, quella che cercano i giornali. “La verità non fa vendere. Pur di vendere copie oggi si vendono l’emotività, l’emozione, a discapito della realtà. Si fa populismo, non giornalismo. A me fa ribrezzo questo tipo di giornalismo”. Afferma di aver abbandonato per questo la carta stampata. Parla della sua scelta di fare tv, radio e web come di una scelta vincente ma anche priva di tutela. Eppure il web è l’unico posto dove si è completamente liberi di dire ciò che si pensa. “A chi mi chiede cosa deve fare per essere un bravo giornalista rispondo di provare a essere solo sé stesso, di non uniformarsi”. Parla dell’Ordine come di un fallimento “cerchiamo di ricostruirlo noi un muro di categoria, perché l’Ordine, così com’è, è uno schifo”. Altro punto su cui si è soffermato è il fatto che ormai calciatori e allenatori scelgono sempre più spesso di comunicare direttamente attraverso i siti personali o i social network: “Il calcio va affrontato in modo serio, l’80% dei miei colleghi lo fa in modo poco serio. È per questo che gli addetti ai lavori rifiutano il confronto. Vanno direttamente su Twitter e su Facebook perché troppo spesso le loro parole sono travisate. La nostra funzione di mezzo (media) è completamente caduta. E i giornali che fanno? Riprendono le dichiarazioni da Twitter, rialimentandosi della propria sconfitta”. La crisi dei giornali? Dipende anche dalla fatica che ormai è richiesta al lettore “Il giornalista obiettivo non esiste. Ci si mette dentro simpatia, l’esigenza di fare ascolti e vendere copie. Ciò impone al lettore (al telespettatore e all’ascoltatore) un doppio sforzo: capire fino a che punto si stia dicendo proprio ciò che si pensa”.
Ilaria Puglia

 

Commenti

6 commenti »

  1. Il giornalismo è morto. Viva il giornalismo!
    p.s. Forse ci sarebbe da abbattere il “muro degli ordini” anche nel giornalismo.
    Non è un tesserino che fà il giornalista.
    Liberalizzare la categoria è l’ultima frontiera della democrazia “2.0″.

  2. …non mi sembra che abbia detto tante fesserie…

  3. che bello articolo mi fa ritornare in mente quello scritto sulla ztl dall’altra parte
    la questione è se uno parla o vuole farla in modo estruso dalla cose o parla filosofeggiando…
    sono due questioni nettamente diverse…
    quello detto da zazzaretta è anche giusto…il problema è che lui applica ciò che dice…è una macchietta sia come giornalista che altro…quando è in rai dice una cosa…quando è nelle trasmissioni sportive regionali ne dice altre….e via via a catena….
    allora premesso che la coerenza per me non esiste e spesso citato grandi sul concetto della coerenza….vorrei dire…ma zazzaretta deve essere preso teologicamente parlando come la figura del sacerdote che legge le sacre scritture?
    nel senso che quello che dice è giusto ma lui purtroppo non è in grado di applicare?
    allora si…
    ma se lo prendiamo a riferimento come giornalista mi martello nei marooonsss

    wou Sympathy for the Devil…..che grande canzone…………..
    vabuò…
    hastalavictoriasiemprepatriaomuerte

  4. Zazzaroni….l’ultima che mi ricordo di costui,è quella di quest’estate qnd dichiarò che il Napoli non poteva permettersi Inler e che lo svizzero sarebbe andato al 90% al B.leverkusen.Mò a parte tutto,uno che si arrangia a fare un pò di tutto e che fa questo e quello..a seconda di dove si trovare con chi si trova,e va pure in giro a insegnare il giornalismo,mi sembra troppo.Le sue sono belle parole e non errate,però pure io posso,cambiando qualche riga,qualche parola,fare mia una poesia.. :-)

  5. Mah guarda fa tanto ridere con il ciuffettone,
    però a mio modesto parere ha detto cose giuste, anche se scontate

  6. Prendo spunto dal lungo sfogo di Zazzaroni per rimarcare un mio pensiero espresso tempo fa sul Napolista utilizzando il termine (ma senza l’intenzione di offendere) giornalisti “”di regime”", con la speranza di spiegarmi bene per non incappare in interpretazioni distorte
    Non credo che il web abbia modificato la figura del giornalista, infatti lo stesso Zazzaroni dice che bisogna essere sempore se stessi.
    Ha piuttosto “”incorporato”" una serie di persone a cui è stato permesso di esprimere il proprio pensiero senza per questo essere stipendiati come giornalisti professionisti.
    E’ il mio caso.
    Calcionapoli1926.it mi ha dato la possibilità di avere una rubrica tutta mia sul sito ed è proprio lì che posso esprimere quelle idee e quelle sensazioni che probabilmente un giornalista professionista non può fare.
    Spiego meglio quest’ultimo passaggio.
    Un giornalista stipendiato è comunque costretto ad usare modi edulcorati per affrontare anche problematiche spinose per questo assistiamo molte volte a domande banali che richiedono risposte ancora più banali.
    Usando la spada per esprimere, per esempio, dissenso su una campagna acquisti o sulle prestazioni di un giocatore, il giornalista corre diversi rischi come la proibizione di avvicinare i giocatori, la mancanza degli accrediti, le porte chiuse al centro sportivo (tutte cose già successe a giornalisti del Mattino e del Roma).
    L’appassionato che scrive (naturalmente con “”modi e stile giornalistico”" e non da bottegaio) sul web e fa un altro mestiere per vivere, questi problemi non li ha.
    Ed io infatti non ho avuto nessun problema a scrivere che Fideleff è improponibile in serie A che Fernandez è stato preso per fare l’esterno ma lui è “geneticamente” un centrale, che il Napoli ha seri problemi sui calci piazzati (sia a favore che contro) che raramente vediamo un calcio d’angolo decente, che Vargas è stato un acquisto affrettato e non meditato, che con 20 milioni di euro spesi in più adesso la champions ce ne restituiva tre volte tanto ecc ecc.ecc
    Sono cose che con stile si possono scrivere anche utilizzando paragoni scomodi.
    Non ho mai letto un articolo chiero e duro su questi argomenti ma solo roba molto “”arrotondata”" tanto per non far indispettire questo o quel dirigente.
    Addirittura la barzelletta del secolo, per motivi esclusivamente di piaggeria nei confronti del nostro presidente, che il Napoli era stata la regina del mercato estivo (poi la retromarcia di tutto il mondo della carta stampata e non)
    Ma bisogna fare attenzione, come esistono buoni o cattivi giornalisti esistono buoni o cattivi “appassionati scrittori” ma il lettore è intelligente e riesce a fare i dovuti distinguo.
    Ben vengano quindi gli appassionati dalla penna fumante ma intellettualmente onesta, altrimenti il futuro è la pantomina di quel famoso giornalista di fede rossonera Carlo Pellegatti al quale non ho mai sentito porre una domanda non ovvia, oppure non banale, oppure scomoda, o muovere una piccola critica (non dimenticate che il Milan è finito in B per ben due volte), visto che quando vede una maglietta rossonera sviene dal deliquio anche se ad indossarla è un ragazzetto della primavera.

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