Bianchini: “Il modello del Napoli è l’integralismo finanziario: la sostenibilità prima di tutto”
Il dg dell’area business del Napoli a Calcio e Finanza: "Stadio? Lì manca il salto di qualità. Abbiamo visioni diverse: il Comune sta lavorando a un progetto di ristrutturazione del Maradona. Noi guardiamo alla possibilità di uno stadio di proprietà"

Db Riyadh 22/12/2025 - finale Supercoppa Italiana / Napoli-Bologna / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis
Intervistato da Calcio e Finanza, Tommaso Bianchini (direttore generale dell’area business del Napoli) ha coì spiegato le peculiarità del modello di gestione targato De Laurentiis.
Le parole di Bianchini
In cosa consiste il modello Napoli e perché è diverso?
“Il Napoli ha una grande peculiarità che è incarnata dal tandem di competenze manageriali composto da Aurelio De Laurentiis e da Andrea Chiavelli, che è l’amministratore delegato ma soprattutto l’anima finanziaria del club. Uno ha visione, l’altro ha i piedi per terra e capisce se la visione è sostenibile o meno. Chiavelli lavora con De Laurentiis da prima ancora di entrare nel calcio e sono una coppia professionale solidissima”.
Sulla storia recente:
“Se si guarda alla storia recente, il caso del Napoli è emblematico. Basta confrontare i numeri: negli ultimi anni molti club hanno accumulato perdite enormi. Si parla di 600, 700, 800 milioni per alcune grandi piazze mentre il Napoli ha registrato un risultato positivo di oltre 100 milioni. Parliamo quindi di un club che ha creato valore e lo ha fatto vincendo: due scudetti, due Supercoppe e tre Coppa Italia. Questo dimostra che non è un modello basato solo sul player trading o su operazioni costruite per generare utili immediati. Anzi, gli utili sono stati reinvestiti nel club, sfruttando un’altra caratteristica del modello legata all’idea di fare business di cui sopra”.
Sarebbe?
“Quella che definisco “integralismo finanziario”: se altrove conta solo vincere, qui la sostenibilità viene prima di tutto. L’attenzione finanziaria, e quindi anche l’attenzione quasi maniacale ai costi, è centrale. Se devi scegliere, la priorità è restare sostenibile. Questa è la vera differenza rispetto ad altri club, forse meno appariscente ma più corretta nel lungo periodo: meglio crescere in modo solido che inseguire risultati immediati senza basi”.
Un passaggio sullo stadio:
Il Comune ha una sua visione e degli obblighi nei confronti della città; il Napoli ha un’altra visione, legata alla necessità di aumentare i ricavi e patrimonializzare l’asset. Sono interessi in parte diversi, anche se condividono un obiettivo comune, cioè migliorare i servizi per la città. Il Comune sta lavorando a un progetto di ristrutturazione del Maradona, con fondi che dovrebbero arrivare dalla Regione Campania. Il Napoli, invece, guarda alla possibilità di uno stadio di proprietà in una zona ben collegata. Il Maradona è letteralmente dentro la città e quando ci sono le partite il flusso delle persone passa tra le case, non ci sono parcheggi adeguati. Ci sono residenti che vivono dentro il percorso di accesso allo stadio. Questo dà bene l’idea dei limiti strutturali dell’impianto attuale. È una presenza davvero ingombrante: quando il Napoli gioca si blocca la città.”
Insomma senza stadio diventa difficile l’ulteriore salto di qualità?
“Esattamente. Il Napoli è arrivato quasi al massimo del proprio potenziale senza infrastrutture adeguate. La crescita degli ultimi anni, trainata anche dai risultati sportivi, ha portato il club a un livello molto alto, ma per mantenerlo diventa obbligatorio aumentare i ricavi. Perché sui ricavi commerciali, sponsor e merchandising, il Napoli ha ancora qualche margine, ma prima o poi si raggiunge un limite fisiologico. È sullo stadio che manca il vero salto di qualità ed è lì che si gioca la possibilità di consolidare il livello raggiunto. Parlavo di 70 milioni di mancati ricavi per essere conservativi, ma possono diventare anche 80-90, dipende da cosa fai. Perché poi lo stadio non è solo calcio: se ampli la gamma dei servizi – concerti, eventi, attività extra – quel numero cresce. E sono risorse fondamentali, perché servono a finanziare la crescita strutturale della squadra.”










