Lahm: “L’Atalanta che difende a uomo contro il Bayern è il simbolo dell’arretratezza italiana”

Sul Guardian: "La scuola spagnola ha soppiantato quella italiana come modello di eccellenza. L'Italia continua a produrre allenatori, ma le squadre italiane non vincono più"

Gasperini

Db Bergamo 10/03/2026 - Champions League / Atalanta-Bayern Monaco / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Raffaele Palladino

L’Atalanta ha vinto l’Europa League nel 2024 marcando a uomo. E avremmo già dovuto capire tutti in quel momento che l’Italia non avrebbe più vinto nulla. Perché siamo rimasti indietro, scrive Philipp Lahm sul Guardian. E che questa nostra involuzione sia di lezione alla Germania, scrive l’ex campione tedesco, perché la marcatura a uomo è un virus che si aggira per l’Europa.

“Contro una squadra con una qualità individuale nettamente superiore, è naturale non avere alcuna possibilità con la marcatura a uomo. L’Atalanta lo ha imparato a sue spese negli ottavi di finale di Champions League. Il Bayern ha goduto di spazi incredibilmente ampi e ha segnato 10 gol. Raramente una partita a eliminazione diretta è stata così a senso unico”.

La difesa a uomo “può essere una soluzione valida solo a breve termine, se si vuole sorprendere l’avversario e metterlo sotto pressione, come nel caso di un fallo di mano poco prima del fischio finale. Non è, però, una strategia da applicare per tutta la partita. Un campo da calcio è troppo grande per questo”.

Guardate la scuola spagnola, invece. Loro “si attengono a un’idea diversa che hanno adottato: una difesa incentrata sul possesso palla, posizioni e ruoli ben definiti, un calcio di combinazione organizzato che sposta l’azione nella metà campo avversaria. A livello cognitivo, questo richiede più di 90 minuti di duelli individuali. I giocatori devono cooperare, orientarsi e, al momento giusto, guidati dal gruppo, lanciarsi in situazioni di uno contro uno. Perché l’uno contro uno rimane il nucleo dell’eccellenza“.

Sarà anche per questo, scrive Lahm se i club spagnoli hanno vinto 24 titoli nelle tre competizioni europee di questo secolo, l’Inghilterra 11, l’Italia e la Germania solo 5 e 4.

Gli allenatori spagnoli dominano l’Europa, continua: “Xabi Alonso ha messo fine al dominio del Bayern Monaco con il Bayer Leverkusen. Unai Emery continua a portare alla ribalta squadre di seconda divisione, attualmente l’Aston Villa. Cesc Fàbregas sta rivoluzionando la Serie A con il Como e cambiando il calcio italiano. La lunga striscia vincente di Guardiola in Premier League si è interrotta la scorsa stagione. E poi c’è Luis de la Fuente. Lavora per la Federazione calcistica spagnola da oltre un decennio, vincendo Campionati Europei con diverse squadre giovanili e nel 2024 con la nazionale maggiore. Tre degli ultimi cinque titoli europei sono andati alla Spagna”.

La scuola spagnola ha soppiantato quella italiana come modello di eccellenza. L’Italia continua a produrre allenatori per il mercato internazionale, anche dopo Carlo Ancelotti. Ma le squadre non vincono più. Quest’anno ai quarti di finale di Champions League non ci sono squadre italiane; per un pelo siamo andati persino vicini ad avere un ottavo di finale senza di loro per la prima volta, se l’Atalanta non avesse eliminato il Borussia Dortmund all’ultimo secondo. E la nazionale non è riuscita a qualificarsi per i Mondiali per la terza volta consecutiva. L’Italia è rimasta indietro. Se la Germania imbocca questa nuova strada, potrebbe succedere lo stesso anche a noi”.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

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