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Perché le altre Nazionali corrono e l’Italia no?

Contrordine, compagni. La Costa Rica non c’entra. Ma, in qualche modo, ricordando la Costa Concordia, ci ha aiutati nel naufragio di Recife. Sono stati l’equatore, il barometro, le isobariche, il respiro umido dell’Amazzonia a battere l’Italia in Brasile. Non siamo una nazionale da sauna.Peccato che, negli Stati Uniti, 1994, con un caldo maggiore e le partite a mezzogiorno, un’antica Italia, allenata da Khomeini Sacchi e affidata agli estri di Roberto Baggio, Signori e Zola, pur molto peccando (la gomitata di Tassotti a Luis Enrique, otto turni di squalifica, le convocazioni di Mussi e Minotti), filasse in finale, battuta solo ai rigori dal Brasile di Romario e Bebeto coi flop dal dischetto di Franco Baresi, Massaro e Roby Baggio.A qualcuno piace caldo (ah, l’indimenticabile Marilyn), a noi non è piaciuto. Ma, allora, a che cosa è servita la casupola tecnologica di Coverciano con tutta la sofisticata simulazione dell’umidità assassina delle latitudini brasiliane? E come mai le altre nazionali corrono, non diciamo le africane che corrono dai tempi di Haile Gebrselassie, ma gli olandesi e i tedeschi?A parte il tasso d’umidità, è stato assolutamente deficiente il tasso tecnico, di personalità, di dedizione e orgoglio di una nazionale che, diciamo la verità, è partita già battuta, angosciata dal girone di ferro contro Uruguay e Inghilterra.Una nazionale, poi, che si batte da sola con gli infortuni a catena (oggi si rimpiange addirittura Montolivo), gli anni di Andrea Pirlo (Verratti dovrà fare l’eterno ragazzo del bar?), i limiti di Chiellini bravaccio solo sui campi italiani, l’eterno mistero di Balotelli (neanche Fanny Neguesha è riuscita a farne un utilizzatore finale), la poesia di Cassano che non fa più rima, il poco coraggio di Prandelli di buttare nella mischia i ragazzi più effervescenti, usandoli solo allo sbaraglio.Ed ora si cambia. Perché, alla fine, neppure il caldo e l’umidità sono i veri avversari, ma il modulo, questa stramaledetta tattica che dovrebbe spiegare tutto e capovolgere tutto, anche la limitata valenza tecnica della nazionale.La difesa a tre è il nuovo credo, perché a tre gioca la Juventus che, è vero, prende pochi gol in Italia, ma in Europa la sbeffeggiano il Galatasaray (accidenti, il bagno turco) e persino i ragazzi di Copenaghen, figuriamoci il mondo.Difesa a tre e, soprattutto, un compagno d’armi per Balotelli, e così viene mandato allo sbaraglio Ciro Immobile che avrebbe bisogno di amici fidati (Verratti, Insigne) per giocare come sa perché sono i suoi compagni di Zemanlandia a saperlo sollecitare, pescare, lanciare.Prandelli aveva detto che avrebbe schierato una squadra camaleontica e che non c’erano titolari fissi. Ma ci sono i titolari fessi, i senatori che nessun c.t. sa escludere temendo la lesa maestà e, peggio, la lesa Juventus.E, allora, di che cosa vogliano parlare? Prendiamola come viene mentre già è cominciato, in vista della partita decisiva con l’Uruguay (martedì a Natal e che sia un buon Natal) il sollazzo dei due risultati su tre che ci dovrebbero aiutare, anche il pareggio basta e avanza. Sai le risate di Suarez e Cavani che, già, non si sa chi sia il più pericoloso e, nell’incertezza, ecco Barzagli e Chiellini, il vecchio che avanza e deve pareggiare col concorso di Giuanluigi Buffon davanti a un nuovo bivio della sua vita: Suarez o Cavani, Seredova o Ilaria?Intanto, Dries Mertens, il nostro piccolo (1,69) grande ragazzo volante, straripa al Maracanà.MIMMO CARRATELLI

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