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La crisi difensiva del Napoli: più che il sistema, il problema è la concentrazione

Sette gol subiti in tre partite, finite con altrettante sconfitte: cosa succede alla difesa del Napoli?

La crisi difensiva del Napoli: più che il sistema, il problema è la concentrazione
Napoli 11/09/2021 - campionato di calcio serie A / Napoli-Juventus / foto Insidefoto/Image Sport nella foto: esultanza gol Kalidou Koulibaly

Sette gol in tre partite. Più di due di media, un pessimo risultato per chi aspira e spera di arrivare in alto. E allora, la difesa sotto accusa. Giustamente, ci mancherebbe. Però, come dire: a volte, i numeri non dicono tutto. O meglio: dicono tanto, ma vanno sempre e comunque contestualizzati. Se i quattro gol subiti tra Bergamo e Napoli-Roma arrivano in qualche modo a essere comprensibili in relazione all’andamento della partita, le tre reti del Besiktas sono giunte in una situazione completamente diversa. Paradossalmente, per il match di mercoledì, vale più il contesto situazionale che quello di partita: in una partita in cui concedi tre occasioni limpide, subisci tre gol proprio in questi momenti. Oltre quello, una normale prestazione difensiva, senza grossi scompensi.

Nella nostra analisi tattica a caldo o quasi, il giorno dopo la sconfitta contro i campioni di Turchia, abbiamo scritto così:

Basta leggere un dato semplice, uno solo: i tiri in porta del Besiktas. Sono tre. Tre. Uno ogni mezz’ora, di media. I gol. Poi basta.

Il Napoli non ha subito nulla in fase di non possesso, se non l’azione del primo gol. Se vogliamo, quello è un errore di concetto, di applicazione dei principi difensivi. Una lettura approssimativa e pigra dell’intera catena di sinistra, di Chiriches e di Maggio.

L’errore a catena comincia nel momento in cui Insigne, con Ghoulam costretto a uscire sul terzino del Besiktas, si perde completamente Quaresma. Sul portoghese esce Koulibaly, che crea scompenso al centro; Chiriches potrebbe intervenire ma non lo fa, Maggio non è veloce nell’interpretare il possibile inserimento di Adriano alle sue spalle e Callejon, per una volta, non riesce a chiudere in tempo.

A parte questo, non c’è altro da rimproverare alla difesa del Napoli: il secondo gol nasce da una palla giocata male da Jorginho, il terzo da un calcio di punizione (in leggero fuorigioco) dalla trequarti su cui la difesa non è stata impeaccabile, soprattutto nello scivolamento verso il secondo palo. Il resto, lo leggiamo anche nelle 9 conclusioni concesse, è una roba che non c’è. Tre tiri da fuori area, una conclusione di Quaresma da posizione complicatissima, due tiri respinti dalla difesa, quindi dal dispositivo pensato e schierato da Sarri.

A due giorni di distanza, non ci discostiamo da quanto detto, scritto e pensato. Anzi, un’analisi ancora più fredda non fa altro che alimentare i rimpianti e sottolineare come le critiche fatte alla difesa del Napoli, almeno quelle legate alla fattispecie del match, siano ingenerose: il Napoli, semplicemente, non ha concesso altre occasioni agli avversari. Ha difeso in maniera ordinata, secondo il suo stile e le sue caratteristiche.

Confrontando il nostro lavoro con quello di altri, abbiamo trovato una certa corrispondenza di opinioni nel pezzo pubblicato da L’Ultimo Uomo e scritto da Dario Saltari (questo), che conferma la nostra sensazione e sottolinea come l’unico, vero problema strutturale del Napoli sia riscontrabile nel cambio di gioco degli avversari. Una giocata che le squadre di Sarri, vuoi o non vuoi, devono comunque soffrire. Quasi come se fosse una circostanza genetica, e lo spiega proprio Saltari:

La copertura del campo in ampiezza è un problema che Sarri si porta dietro da Empoli e che periodicamente riemerge anche a Napoli. Ieri, quando il Besiktas faceva densità a sinistra, con Aboubakar che con i suoi tagli trascinava verso l’interno sia Koulibaly che Ghoulam, trovava molto spesso Quaresma libero a destra, su cui Insigne ha fatto molta fatica a tornare.

Al di là di questo, dunque, il Napoli è parso in grado di poter contenere l’avversario, anche quello di Champions League. I commenti alla nostra analisi, però, sottolineavano come la mancanza di occasioni concesse al Besiktas non portasse alla solita, vecchia sensazione di assoluto dominio difensivo che il Napoli imprime al match in alcune partite, quelle più positive. A quest’appunto, noi rispondiamo con una questione di spazi e distanze: una squadra che non riesce ad essere corta, per motivi di problematiche singole (Jorginho, l’assenza di Albiol) o anche tattiche (la necessità di avvicinare gli esterni alla punta, che ne rende complicato il rientro immediato ad accorciare), fa per forza fatica a recuperare palla in maniera veloce e aggressiva. Lo step successivo, quello del rientro col uno o due tempi di giochi di ritardo, è però positivo: se concedi, in Champions League, quattro conclusioni agli avversari dall’interno dell’area di rigore, è una squadra che non è in difficoltà difensiva. Se non in casi isolati: quelli dei gol, appunto. Uno di questi, tra l’altro, nasce da un passaggio all’indietro suicida di Jorginho. Questo ricordiamolo sempre.

Migliorare ancora è ovviamente possibile, già da Crotone. Albiol, fondamentale per tenere alta la linea e vicini i reparti, sarà ancora out, ma la caratteristica che risulterà determinante è la concentrazione. La capacità di non fare errori singoli, che finiscono per inficiare l’intero rendimento del sistema-Sarri. Basti pensare, velocemente, a tutti i gol subiti nell’ultimo periodo per renderci conto di quale sia il vero problema del Napoli: l’errore di Ghoulam a Bergamo, quelli di Koulibaly e Hysaj con la Roma, più Jorginho, Diawara e Reina (la punizione del secondo gol di Aboubakar) contro il Besiktas. Un’escalation di errori singoli che ha compromesso o chiuso partite che, probabilmente, avrebbero meritato risultati tutti diversi. Punti buttati e morale sotto i tacchi per un attimo di assenza, di deconcentrazione. La spiegazione non può essere più semplice di così.

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