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La Roma è la meno italiana di tutte. Perciò va così bene in Europa

Ha un ranking Uefa migliore di Napoli, Inter, Atalanta, Lazio e Milan. In parte è merito della proprietà straniera che vuole imporsi in campo internazionale

La Roma è la meno italiana di tutte. Perciò va così bene in Europa

Il vero divario tra il calcio italiano e quello internazionale sta tutta nella concezione delle competizioni europee. Le squadre hanno interesse ad arrivarci per ciò che ne deriva da un punto di vista economico, poi sembrano quasi considerare le coppe un di più. Una concezione per certi aspetti paradossale, considerando quanto poi si spinga per arrivare nelle prime sei del campionato e quanto la corsa Champions da anni sia effettivamente il traguardo più avvincente in Serie A.

Le eccezioni sono poche. La Juventus è una di queste: ha bisogno dei maxi-introiti riservati a chi arriva fino in fondo in Champions e deve vincerla per cominciare a espandere la propria autorevolezza oltre i confini. Ha esonerato allenatori freschi di scudetto per questo. Il Milan ci ha provato, per questioni di tradizione. Ma chi effettivamente riesce a conciliare l’aspetto teorico con i risultati è la Roma. Nell’ultimo quinquennio, i giallorossi hanno sempre passato il girone (tre volte in Europa League e due in Champions), arrivando due volte in semifinale. Nel 2018 peraltro compiendo una delle rimonte più assurde della storia del calcio, ribaltando il Barcellona di Messi e Suarez all’Olimpico. Ce l’ha fatta di nuovo adesso, qualificandosi per le semifinali di Europa League dove affronterà il Manchester United, dopo aver eliminato un temibile Ajax.

Questo tipo di percorso ha un riscontro nel ranking Uefa per club. La Roma è al 14° posto, ed è la seconda italiana dopo la Juventus. In pratica, a parte i bianconeri, ogni squadra che la precede in campionato è alle sue spalle per rendimento in competizioni internazionali negli ultimi cinque anni. Il Napoli è 20°, l’Inter prossimamente campione d’Italia è 26°. L’Atalanta è al 27° posto, seguono quindi Lazio (34°), Milan (53°) e il trio composto da Torino, Fiorentina e Sassuolo alla 99esima posizione. A guardare le spalle della Roma ci sono anche tante grandi del calcio europeo, come il Tottenham di Mourinho e il Lipsia di Nagelsmann.

Come spesso accade, dietro un certo tipo di risultati c’è un input societario. Le proprietà della Roma nel periodo considerato sono state entrambe americane: Pallotta e Friedkin. Il fatto che la Roma sia spesso ricorsa ad allenatori e dirigenti stranieri non è casuale. È facile dunque comprendere quanto ci sia la voglia di ben figurare specialmente in Europa. Da questo punto di vista, è la società – appunto – meno italiana di tutte. Tra mille contraddizioni e difficoltà, che moltiplicano le tensioni di un ambiente di per sé tra i più esigenti, questo è l’unico segno di continuità. E fa tutta la differenza del mondo, considerando i mezzi e le possibilità della Roma, obiettivamente inferiori alle squadre più forti d’Italia.

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