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Elogio di Maldini il dirigente che ha liquidato Donnarumma e Raiola

È la società a stabilire la linea: se non ti adegui, sei fuori. Prima di tutto il bene del club. Come dimostrò anche da calciatore

Elogio di Maldini il dirigente che ha liquidato Donnarumma e Raiola

Eliminare i connotati di normalità è un errore comune che si commette quando ci si approccia al calcio. I soldi, la popolarità, l’esposizione mediatica non cambiano i connotati ad una scala di valori convenzionalmente condivisa nei rapporti umani e in quelli lavorativi. Eppure sappiamo come la visione di questo mondo sia spesso distorta. In un contesto simile, la figura di Paolo Maldini si staglia come un riferimento.

Sbaglia chi si sorprende, visto come ha vissuto la sua carriera di calciatore. 25 anni tutti con lo stesso club, il Milan, di cui è diventato un simbolo. Ha incarnato la professionalità, senza scendere a compromessi. Non l’ha fatto né con i tifosi quando avevano preteso le scuse della squadra dopo la finale di Istanbul, né con le varie proprietà che gli hanno proposto un ruolo da dirigente-immagine che non ha mai voluto ricoprire.

In qualità di direttore tecnico, ha un’elevata influenza sulle scelte che determinano il futuro della squadra. La società, dopo aver visto il successo della riconferma di Pioli da lui caldeggiata, si fida molto del suo operato, insieme a quello del direttore sportivo Massara. Rispetto all’epoca in cui certe decisioni le prendeva Mirabelli, anche quando c’è da adottare la linea dura avviene in un modo diverso. Con calma, stile, senso d’appartenenza.

L’esatta dimensione di quanto detto è l’intervista sul canale Twitch del club in cui Maldini ha espresso la posizione ufficiale della società sul futuro di Donnarumma. L’acquisto di Maignan non aveva sancito l’automatico addio del portiere della Nazionale, che è stato invece annunciato senza squilli di tromba e soprattutto con il massimo rispetto e la massima gratitudine nei confronti di un giocatore che ha fatto parte della storia recente del Milan.

In un momento di crisi economica importante, le pretese avanzate da Mino Raiola e di conseguenza appoggiate anche da Donnarumma, sono apparse del tutto fuori dal mondo. I rossoneri hanno cercato di avvicinarsi alle richieste: avevano accettato un aumento di ingaggio da 6 agli 8 milioni bonus compresi, tutelando il giocatore con una clausola rescissoria molto bassa in caso di mancata qualificazione in Champions. Non è bastato: Donnarumma voleva 12 milioni di euro all’anno e per Raiola ci sarebbe dovuta essere una corposa commissione.

Così ci immaginiamo Maldini usare le stesse parole che disse dopo l’addio al calcio in cui la Curva Sud inneggiò a Baresi in modo provocatorio: “Con il tempo ho capito che quello è stato un successo perché ha marcato una linea ancora più grossa tra me e quel tipo di calcio, non penso che quello sia il futuro dello sport”.

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