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La scherma italiana finisce a pesci in faccia. Cipressa a Di Francisca: «Voltafaccia disgustoso»

Il ct della Nazionale su Facebook: «Lo sport è anche sconfitta. Chi vince festeggia e chi perde impara. Non voglio censurare le critiche ma non devono scaturire da odi, antipatie personali e faide di fazioni opposte»

La scherma italiana finisce a pesci in faccia. Cipressa a Di Francisca: «Voltafaccia disgustoso»
Rio de Janeiro (Brasile) 10/08/2016 - scherma / Olimpiadi Rio de Janeiro 2016 / foto Insidefoto/Image Sport nella foto: Elisa di Francisca ONLY ITALY
Il fallimento o quantomeno la fortissima delusione della scherma italiana alle Olimpiadi di Tokyo (nessuna medaglia d’oro, tre argenti e due bronzi) ormai è definitivo. Anche il fioretto maschile a squadra è naufragato. Il presidente del Coni Malagò ha detto che serviranno riflessioni e ha parlato di ambiente da ricostruire. Su Facebook il ct della Nazionale Andrea Cipressa ha scritto un lungo post in cui ha risposto all’ex olimpionica di fioretto Di Francisca che lo aveva definito non all’altezza del compito.
Se un uomo fa del suo meglio, cosa si può volere di più?”

George S. Patton

Succede che, anche quando hai lavorato sodo e curato ogni dettaglio, le cose non vadano come avevi sognato. Chi gareggia per vincere sa che la sconfitta è parte del gioco. Anche la più cocente.
Vivo di sport e per lo sport e questo mi ha fatto sperimentare sempre emozioni incredibili: da vittorie straordinarie (le ricordate ancora?) che nutrono l’anima a pesanti delusioni dalle quali credi di non poterti più riprendere.
Invece ci si riprende eccome e lo dico perché l’ho vissuto sulla mia pelle. Fa male e brucia ma, nel calendario della mia mente le più crudeli cadute sono tuttora dei punti cardine della mia crescita come uomo di sport e come persona.
Quando pensi a un campione o a una persona di successo, generalmente pensi alle sue medaglie, alle sue vittorie epiche, ma difficilmente pensi alle sconfitte e alle delusioni o alle volte in cui si è sentito sopraffatto e ha pensato magari di mollare.
Cadere è il rischio dell’imparare a camminare. È importante mantenere la fiducia e riprovare. Ho sempre pensato che la sconfitta in una gara, pur dolorosa, non è una sconfitta nella vita. A prescindere dall’entità della sconfitta non si perde il proprio valore, questo lo dico a tutti quelli che mi attaccano personalmente perché le loro aspettative non sono state del tutto soddisfatte.
Sono consapevole del lavoro da fare e non mi nascondo certo dietro a un dito ma mal digerisco la cattiveria gratuita e la maleducazione.
Chi vince festeggia e chi perde impara.
Non ho alcuna voglia di censurare le critiche che mi vengono mosse, purché esse siano costruttive e non si limitino a una violenza verbale inaudita e insulti pesanti e gratuiti che scaturiscono da odi, antipatie personali e faide di fazioni opposte. Sono pronto al confronto e a un mea culpa se necessario ma non accetto voltafaccia “disgustosi” da chi, fino a poco tempo fa, mi osannava con messaggi di stima, apprezzamento e affetto.
Il riferimento alla ex fiorettista Jesina che, dall’alto del suo ruolo di “opinionista” sputa veleno nel piatto in cui ha mangiato sminuendo pure il valore di atlete che, se pure non quello sperato, hanno ottenuto un risultato olimpico degno di rispetto, non è assolutamente velato, anzi.
Ringrazio Velasco per aver espresso in maniera chiara ed esplicita un pensiero che molti, fortunatamente, condividono.
Non cerco giustificazioni a vittorie o sconfitte dalle une e dalle altre si impara e si costruisce.
A volte però tacere è di una raffinatezza indiscussa.

 

 

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