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Spalletti sta portando il Napoli nel futuro. Napoli sarà in ritardo. Come sempre

Sei mesi fa, i napolesi si disperavano per il mancato rinnovo di Gattuso. Mentre i napolisti erano felici per l’uomo di Certaldo, l’uomo che lavora e non si lamenta. Come Ottavio Bianchi

Spalletti sta portando il Napoli nel futuro. Napoli sarà in ritardo. Come sempre
Db Genova 29/08/2021 - campionato di calcio serie A / Genoa-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Luciano Spalletti

I napolisti dettano la linea, i napolesi arrivano con almeno sei mesi di ritardo. Oggi tutti sul carro di Spalletti. Accolto con labbra arricciate dalla stampa, e dalla contestazione costante dai seguitori azzurri. Quando ancora gli ultimi giapponesi nel Pacifico auspicavano il rinnovo impossibile di Gattuso. La linea del Napolista era già proiettata al futuro. Era già proiettata a Luciano Spalletti. Era il tardo mese di Maggio. Luciano Spalletti era già contestato dai napolesi. Conosceva già la squadra a fondo. Già aveva la ricetta per la felicità. Da allora un po’ d’acqua è passata sotto i ponti. Acqua limpida, trasparente, dissetante. I napolisti hanno attraversato un deserto lungo diciotto mesi. Diciotto mesi di digiuno, solo veleno.

Oggi in panchina abbiamo Re Mida. Il problema è che viene tollerato solo ed esclusivamente per i risultati che stanno arrivando. Al netto di due pareggi e una sconfitta. Ma il messaggio di Spalletti è qualcosa di rivoluzionario mai visto a queste latitudini. Si giocano al massimo tutte le partite di tutte le manifestazioni, perché siamo il Napoli. Senza fermarsi davanti ad infortuni o altre scusanti. Perché abbiamo tutti i mezzi e tutte le qualità per poter giocare fino in fondo tutte le manifestazioni. Ma un Napoli dominante ovunque non fa spegnare il delirante rantolo sul calciomercato. Perché è un tutt’uno. Ad ogni partita viene sempre fuori l’asterisco sulla vittoria che rimanda al mercato. Dibattito lunare, se pensiamo che il tecnico si affida anche a Zanoli, negli ultimi minuti, per portare a casa i tre punti a Salerno. Segno che tutti godono di considerazione.

Spalletti al suo arrivo ha chiesto una cosa sola: la permanenza dei giocatori maggiormente rappresentativi. Ed è stato accontentato. Dal presidente. Dal mercato asfittico. Da una serie di circostanze. Non lo sappiamo. Aveva chiesto di non cedere nessuno, conscio delle enormi qualità inespresse della rosa, riuscendo, forse, a far guarire i reduci del “bel giuoco” dagli anni in cui si giocava a perdere contro il Lipsia, perché c’era il “patto”. Spalletti non scende a patti. Spalletti non è nemmeno Ulisse, non ha bisogno di legarsi ad un palo per sopravvivere. Non ascolta nessuno. Troppo impegnato a lavorare sulla propria creatura. Come Ottavio Bianchi, lavora. Non cerca alibi. Non dà appigli a nessuno che si lamenti. Del resto lamentarsi è da sfigati. Consapevole che per lui e sopratutto per questa squadra sia un’occasione troppo ghiotta per fare qualcosa di importante, per lasciare un segno.

Spalletti sta mostrando una strada diversa, avesse intrapreso quella di Sarri e Gattuso sarebbe piombato nel fallimento. Non solo di risultati, bensì nel fallimento del futuro. Quello a cui assistiamo oggi è una semina. È un manifesto. Un manifesto di gestione di squadra e di comunicazione. Perché oltre al campo il vero capolavoro di Spaccacuore è la comunicazione. Nella capacità di smontare una visione del calcio che per la stampa napoletana sembra essere immutabile. Maglia sudata, sacrifico e partite la domenica alle tre. Spalletti sta portando il Napoli nel futuro. Napoli sarà in ritardo. Come sempre.

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