Al Corriere: «Non te lo dicono, ma lo capisci. Razzismo? Ancora oggi, a Berlino, cammino per strada e c’è chi cambia marciapiede»

Il Corriere della Sera intervista Kevin-Prince Boateng, ex di Milan, Sassuolo, Fiorentina e Monza, oggi in forze all’Hertha Berlino. Figlio di padre ghanese e mamma tedesca è da sempre impegnato nella lotta al razzismo. Racconta di esserne ancora vittima.
«Ancora oggi, a Berlino, cammino per strada e c’è chi cambia marciapiede».
Come va la task force per fare eventi contro il razzismo, annunciata nel 2019?
Boateng: «Pensavo fosse più facile trovare calciatori, cantanti, attori che avessero voglia di metterci la faccia e lottare. Invece, è difficile trovare uno che c’è al cento per cento. Hanno contratti, sponsor, paura di perdere qualcosa. Non te lo dicono, ma lo capisci».
Il punto è esporsi per cambiare le regole del calcio?
Boateng: «Abbiamo telecamere per vedere se la palla va in porta, se sputo a terra o sull’arbitro, ma non possiamo controllare che urlano i tifosi. Perché è strano solo per me?».
Commenta il fatto che da un recente report dell’Associazione Calciatori risulta che negli ultimi campionati gli insulti via social sono aumentati.
Boateng: «È vero. Perché lì puoi nascondere la faccia. Se perdo, ricevo messaggi, tipo: scimmia di m… Io rispondo sempre, perché le ingiustizie non vanno sopportate».