Nel suo ultimo libro, Giampaolo Simi racconta il mondo che viviamo tra mancanza di relazioni ed incapacità di vivere bene i rapporti tradizionali

Lo scrittore viareggino Giampaolo Simi è uno degli interpreti più interessanti del nuovo giallo italiano e le caratteristiche che avevamo intravisto nei libri precedenti si confermano in questo suo ultimo “Senza dirci addio (pagg. 400, euro 16; Sellerio)”, un nuovo episodio della saga dell’ex cronista di nera Dario Corbo, ora responsabile comunicazione della Fondazione artistica Beckford.
Mentre suo figlio Luca, ex calciatore di belle speranze, è sotto processo per la sua non partecipazione allo stupro di una ragazza, accade che Giulia – sua moglie – perda la vita in uno strano incidente stradale in una terra di nessuno tra Prato e Firenze. In questo bailamme Dario si trova sballottato dalla algida vicinanza di Dora Beckford la sua datrice di lavoro e le mire della Maddajena Currè, nuovo astro nascente di una galleria d’arte, che propone la mostra “Absentium” incomprensibile nella sua inconsistenza artistica. Dario, allora, ridiventa cronista di nera senza giornale – in un tempo che non ne contempla più – e tenta l’inchiesta muovendosi “come una testa di cazzo” tra interessi inconfessabili, dolori rabbiosi ed inquirenti che gli stanno addosso.
Simi in questo viaggio fatto di curiosità e mestiere di Corbo accompagna la narrazione con una lingua veloce e precisa nei sentimenti che racconta un po’ il mondo che viviamo tra mancanza di relazioni ed incapacità di vivere bene i rapporti tradizionali: padre-figlio; moglie-marito. È una capacità che Simi padroneggia e che si intreccia con un non comune intreccio delle vicende giallesche, mai banali, e che ti spingono all’ultima pagina per capire come si sia dipanata la aggrovigliata narrazione. In questo, forse, Simi è superiore a tutti gli altri facitori di romanzi odierni a contenuto di thriller e di giallo.