Al Fatto: «La sua arte coinvolgeva tutto il calcio. Pelé ha legato due ruoli in uno, il numero nove e il numero dieci, in largo anticipo sui Platini degli anni Ottanta».

Giovanni Trapattoni racconta Pelé in un’intervista al Fatto Quotidiano. Deve al campione brasiliano la fama di “mediano gentiluomo”. La prima volta che lo marcò, a San Siro, il 12 maggio 1963, nell’amichevole Italia-Brasile, l’Italia vinse 3-0. Trapattoni aveva avuto la consegna dal ct Fabbri: “stai addosso a Pelé”. Ma fu più facile del previsto, racconta.
«Pelé non stava in piedi, letteralmente. Sa com’è, già allora la propaganda non scherzava: Pelé in diretta valeva x milioni di lire, Pelé in tribuna la metà della metà. E così, pressati dalle locandine, i brasiliani lo mandarono in campo. Era mezzo stirato, non ricordo un fallo, fu un gioco da ragazzi. Tenne botta per 25-26 minuti, poi uscì».
Nello stesso anno, nella Coppa Intercontinentale, si giocò Milan-Santos. Finì 4-2, ma stavolta non fu una passeggiata
«Tutta un’altra musica. Non era più zoppo. Firmò entrambi i gol del Santos, il primo dopo aver dribblato mezzo
Milan, il secondo su rigore. Sono sincero: le provai tutte, e fui molto più mediano che gentiluomo».
A Trapattoni viene fatta la domanda di rito: meglio Pelè o Maradona? Risponde:
«Sono indovinelli da bar sport, e non lo dico per salvarmi in corner. Come si fa a paragonare fuoriclasse di epoche così diverse? Sarebbe come se chiedessero a Gianni Clerici chi è stato più grande, Sampras o Federer, Laver o Borg? Una cosa la dico. Se Diego è stato adrenalina pura, genio spremuto e selvatico, Pelé è stato il campione più completo che abbia conosciuto e contro il quale abbia giocato. Completo come repertorio, intendo. Destro, sinistro, acrobazia, calci di punizione. E colpo di testa: come faccio a dimenticare il balzo con il quale, nella finale messicana del 1970, annichilì Burgnich?».
Tra Pelé e Di Stefano?
«Pelé era più uomo-risultato, Di Stefano più uomo-squadra. Grandissimi entrambi».
Pelé o Eusebio? Trapattoni risponde:
«Pelé. Ripeto, la sua arte coinvolgeva il calcio, tutto il calcio. Non una fetta, non una specialità. Tutto. Eusebio era esplosivo, aveva una gran lecca, ma non lo stesso dribbling, non lo stesso senso acrobatico».
Pelé è superiore anche a Cruijff:
«Pelé aveva tutto, Cruijff aveva molto. Dunque, Pelé».
Trapattoni conclude:
«Pelé ha legato due ruoli in uno, il numero nove e il numero dieci, in largo anticipo sui Platini degli anni Ottanta. E
poi, scusi: cosa si può dire di uno che ha scelto il calcio come mestiere e che, in carriera, ha vinto tre Mondiali e realizzato più di mille gol?».