Le due associazioni hanno creato un sistema per gestire insieme i diritti Tv e distribuire i proventi delle competizioni europee.

Eca e Uefa hanno reato una joint venture per gestire insieme i diritti Tv e distribuire i proventi delle competizioni europee, il tutto per allontanare lo spettro della Superlega. Questa novità è stata resa ufficiale dopo la riunione dell’Eca, presieduto dal numero uno del Psg Nasser Al-Khelaifi, svoltasi in mattinata a Milano. La nuova compagnia avrà sede in Svizzera e avrà come scopo quello di coinvolgere maggiormente i club nell’assegnazione dei diritti.
L’ad dell’Inter e rappresentante della Serie A all’Eca, Antonello, ha dichiarato
«L’Eca gioca un ruolo primario nel supportare la Uefa nella negoziazione. Si parla di circa 4,6/4,8 miliardi per il prossimo ciclo, a dimostrazione che il calcio europeo desta molto interesse. Molti sponsor vogliono raggiungere questa industry, il prodotto calcio europeo è al top mondiale. Oggi il primo tema è la solidarietà per le popolazioni colpite dal terremoto in Turchia, ci saranno diverse iniziative, anche coi singoli club. Solidarietà anche nella distribuzione dei proventi, anche per i club che non partecipano alle competizioni. Non vorremmo chiamarla solidarietà, ma investimento per il calcio».
L’altro tema sul piatto dell’Eca è quello dell’allargamento del network di squadre che oggi ne fanno parte, aprendo anche alle squadre delle competizioni minori e al calcio femminile :
«È importante per l’Italia ospitare un evento di questa importanza. Essere qui a Milano con l’Eca, il board e discutere di temi strategici per il calcio europeo dei prossimi anni è fondamentale, anche per il calcio italiano. A breve, infatti, ci saranno diverse elezioni che durante l’anno verranno svolte, i rinnovi delle cariche di Fifa, Uefa e anche la presidenza dell’Eca. L’intenzione è poi di allargare la membership dell’Eca, che alla fine è l’unica vera associazione dei club che rappresentano gli interessi delle società all’interno del calcio mondiale e l’obiettivo è di avere un’associazione che sia più allargata e democratica possibile».