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Giuntoli juventino ci conferma le miserie della vita (otto ore da Prato a Torino? Andava in triciclo?)

Céline e Rocco Schiavone parlano dei tipi così. Ma a Napoli non siamo migliori, stiamo assistendo a un revisionismo altrettanto grottesco

Giuntoli juventino ci conferma le miserie della vita (otto ore da Prato a Torino? Andava in triciclo?)
Giuntoli e Scanavino

Se un giorno dovessero chiedervi: di che parla Céline? Ecco, Céline parla dei Giuntoli di tutto il mondo. Per certi versi lo fa anche il vicequestore Rocco Schiavone, con un eloquio meno forbito (con tutto il rispetto per il grande Manzini). La vita vale la pena di essere vissuta anche per osservare il comportamento delle persone. E il debutto juventino di Cristiano Giuntoli fa impallidire persino quello di Maurizio Sarri che in giacca e cravatta in dieci secondi si rimangiò il sarrismo e tre anni di frottole date a bere ai babbei tifosi del Napoli. Giuntoli è andato oltre. Perché dopo essersi sistemato come per un matrimonio (chissà perché a Napoli spesso si sentono in dovere di vestirsi una merda), ha voluto incarnare perfettamente il ruolo del provinciale desideroso di farsi accettare nel presunto salotto buono: ha ringraziato il padre che gli ha trasmesso la juventinità e ha ricordato le otto ore di autobus per andare da Prato a Torino a vedere le partite. E qui siamo balzati: otto ore da Prato a Torino? E come si muoveva Giuntoli, col triciclo? Abbiamo notato che su google indicano proprio otto ore in autobus da Prato a Torino ma perché bisogna cambiare. Chissà che il buon Cristiano non abbia dato uno sguardo a Google prima dell’intervista (ci giochiamo il nostro euro). Nel calcio quasi tutti sono convinti di essere più furbi degli altri. Anche perché bravo è bravo, ma tanta memoria storica anni Settanta-Ottanta non l’abbiamo mai notata in lui. Non ci meraviglierebbe se scambiasse Ambu per juventino.

Qui però ne approfittiamo e vorremmo fare un discorso più ampio. Giuntoli poteva scegliere un approccio meno untuoso, e questo ci sembra pacifico. Si è fatto pesare immediatamente, forse questo voleva. Perché l’uomo tutto è tranne che fesso. Ripetiamo, il direttore sportivo è bravo. Noi del Napolista lo abbiamo a lungo detestato: uno che briga settimane per far fuori Ancelotti e portare Gattuso al suo posto (ve l’abbiamo raccontato in ogni salsa, qui ve lo riproponiamo), non è tipo che ci garba per dirla alla toscana. Nell’ammutinamento ebbe un ruolo che potremmo definire da cavallo di Troia. Il signor Carlo da Reggiolo dovrebbe fargli una statua (a lui, Chiavelli e De Laurentiis ovviamente): senza di loro, non sarebbe tornato al Real Madrid.

Però onestamente è anche ingeneroso trattare Giuntoli come l’ultimo degli scafessi. A Napoli negli ultimi giorni sta andando in scena una rappresentazione uguale e contraria a quella che sta dilagando sui media nazionali che stanno dipingendo il nuovo ds della Juve come un incrocio tra Haaland, Italo Allodi, Varenne con una spruzzata di Roger Federer. A Napoli, invece, fino a un secondo prima dell’ufficialità hanno insultato i “giornalai” di destabilizzare l’ambiente. Il secondo dopo è cominciata l’opera di demolizione del signor Cristiano. Per cui, proprio come nello sketch di Proietti che va dall’avvocato che lo rende edotto sulla differenza tra “qui se l’inculamo” e “qui te s’inculano”, una netta linea di demarcazione è scesa sull’operato di Giuntoli: tutti i calciatori buoni arrivati a Napoli, li hanno presi Micheli e Mantovani (preziosi dirigenti dello scout del club, cui adesso finalmente viene concessa una meritata ribalta dopo anni di ottimo lavoro nelle retrovie); tutti i pacchi sono opera di Cristiano Giuntoli. Ormai la faziosità ci sta divorando.

Ci piace ricordare questo per evidenziare che ciascun club, ciascun uomo o gruppo di potere, ambisce a condizionare i media. La Juventus riesce a farlo a livello nazionale, anche perché spesso quei media li detiene. La narrazione la traccia  la Juve, come ha scritto Raniero Virgilio. Più modestamente il Napoli riesce a farlo soltanto nel tratto Pozzuoli-Capodichino, già a Casoria l’influenza degli “opinionisti” di fede azzurra si fa più blanda. Ma è un problema del Napoli.

Tornando a Giuntoli, è un uomo che sa di calcio, che il calcio lo conosce. Che da solo si inventò il Carpi che arrivò in Serie A: un’impresa non inferiore al Castel di Sangro di Gravina in Serie B. L’addio di Giuntoli pesa. Pesa ancora di più visto che è arrivato in tandem con quello di Spalletti. Minimizzare questo doppia partenza ci sembra un esercizio spericolato. E poiché la Juventus resta il club più ambito in Italia, non esitiamo a scrivere che Giuntoli la Juventus se l’è meritata.

A noi sembra realistico quel che ha scritto sul Napolista Franz De Dip e cioè che la Juventus ha fortemente voluto Giuntoli perché ha subito un downgrade. Oggi la Juventus ha sposato il modello aziendale Napoli. Non può fare altrimenti. Non può più pensare in grande. Non può più acquistare Cristiano Ronaldo. Tant’è vero che quei media influenzati di cui sopra, hanno in questi giorni titolato: “Un altro Cristiano alla Juventus”. Ci si arrangia. Pochi lo ricordano ma in pieno dominio batistutiano il Napoli acquistò Gabriel Bordi anonimo centravanti argentino e i giornali titolarono: “Bordi, il Gabriel del Napoli”. In quel caso, finì con due presenze e nemmeno un gol.

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