Sul Fatto. Agnelli non si è presentato alle prime due udienze per il suo processo e rischia di saltare anche la terza, mentre la Figc sta a guardare

Paolo Ziliani scrive su Il Fatto di Andrea Agnelli e di come l’ex presidente della Juventus si stia prendendo gioco della giustizia sportiva mentre la Figc resta a guardare.
“Immaginate di essere rinviati a giudizio per rispondere di un qualunque capo d’accusa. Poi di non presentarvi alla prima udienza del processo adducendo la scusa di “improrogabili impegni di lavoro”; di non presentarvi nemmeno alla seconda convocazione; e di risultare assenti anche alla terza senza assicurare di essere presenti alla quarta perché avete altro cui pensare. Domanda: secondo voi ve lo consentirebbero? Se siete comuni mortali, sicuramente no. Se invece avete il sangue blu e appartenete a qualche stirpe reale, tutto vi sarà concesso”.
E’ proprio quello che sta succedendo ad Agnelli, scrive Ziliani, che, non avendo aderito al patteggiamento tra Juventus e Procura Figc, deve sottoporsi al giudizio del Tribunale federale. Agnelli non si è presentato alla prima udienza del processo, fissata per il 15 giugno, per “improrogabili impegni di lavoro”. Poi non si è presentato nemmeno alla seconda, il 27 giugno. Oggi ci sarebbe in programma la terza. Ma, a meno di clamorosi colpi di scena, continua Ziliani, non si farà nulla nemmeno oggi e spiega perché.
“Perché l’ex presidente è atteso domani al Tar del Lazio dove in spregio alle regole, che non consentono a un tesserato tale iniziativa se non dopo aver concluso tutta la trafila dei procedimenti, ha fatto ricorso contro i due anni di squalifica ricevuti dalla Corte d’appello, e resi definitivi e non più appellabili dal Collegio di Garanzia, al termine del processo plusvalenze. Il bello è che Agnelli sta facendo tutto ciò non solo disinteressandosi dell’iter burocratico da seguire, ma violentando nel profondo lo spirito di leggi e regolamenti. Il Tar del Lazio infatti non può in alcun modo intervenire, entrare nel merito, modificare e/o cancellare sanzioni di carattere sportivo come le squalifiche a tempo inflitte a tesserati (è il caso dei due anni ad Agnelli) o le penalizzazioni o le retrocessioni o le revoche di titoli inflitte ai club (ad esempio il -10 punti affibbiato alla Juventus): il Tar può solo disporre risarcimenti di carattere economico, sempre che ritenga valide le rimostranze del ricorrente, ma nulla più”.
La giustizia sportiva si sta facendo prendere in giro in modo “imbelle e sfacciato da chi disprezza le leggi e si atteggia addirittura a vittima“: è troppo, scrive Ziliani. Che aggiunge:
“Va be’ essere schiavi: ma Fracchia in confronto a Gravina è Enrico Toti”.