Il presidente della Salernitana: «Ci siamo nelle mani di altri per i prossimi cinque anni».

Iervolino, presidente della Salernitana, ha dimostrato tutto il suo disappunto su come si è conclusa la lotta per ottenere i diritti tv della Serie A. Al Corriere della Sera ha detto:
«Abbiamo perso una grande opportunità per ammodernare il calcio italiano. È mancata una visione unitaria. Avremmo potuto effettuare una lotta efficace e radicale alla pirateria e fornire un servizio innovativo ai tifosi, coinvolgendoli in tutta l’attività. Dai sondaggi al calendario, dai ritiri alle iniziative sociali collaterali. Inoltre avremmo potuto offrire prezzi calmierati ai tifosi e alle famiglie. Anche costruendo tutto ciò in un medio periodo attraverso una stratup innovativa. La maggioranza dei club di Serie A non ha voluto osare. Avremmo potuto gestire le sorti del calcio con le nostre mani. Invece siamo nelle mani di altri per i prossimi cinque anni.»
Seppur si sia espresso in maniera più moderata, il suo parere è in linea con quello manifestato dal patron del Napoli De Laurentiis, che ha definito la scelta di riconfermare i diritti tv a Dazn e Sky come “una sconfitta del calcio italiano“.
Il presidente della Salernitana ha fatto delle considerazioni sui problemi del nostro calcio:
«I problemi del calcio italiano, al momento, sono sostanzialmente due: i contratti sbilanciati tra diritti e doveri dei calciatori, perché se uno fa tre gol chiede subito l’aumento, invece se non fa nulla per un intero girone non succede nulla; e poi serve una norma chiara come in Germania relativa ai bilanci delle società che non dovrebbero mai chiudere in rosso. La cultura d’impresa è presente anche in Italia e lo dimostra il Milan, una società risanata che ha aumentato i ricavi e ridotto i costi. Si può vincere avendo una corretta gestione e un conto economico in equilibrio».
Sul futuro dei giovani:
«Sono sempre ottimista. Penso che il calcio sia un hub per il trasferimento dei sani valori della competizione, della legalità e della salute. Inoltre ha un impatto sociale enorme soprattutto sui nostri giovani. Bisogna rafforzare il rapporto con i territori anche attraverso le Academy. E le società debbono favorire politiche di supporto ai propri atleti e assisterli con iniziative di formazione, tenendo conto che l’attività di un atleta dura pochi anni rispetto a una vita intera»