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Il guru Moneyball che ha reso grande il Liverpool: «La partita va letta, i dati non mentono»

Graham intervistato dal Paìs: «Impiego più di un giorno a leggere tutto. Così ho scovato Firmino, Salah e lo stesso Klopp». Ora si è messo in proprio

Il guru Moneyball che ha reso grande il Liverpool: «La partita va letta, i dati non mentono»

Il guru Moneyball che fatto grande il Liverpool: «La partita va letta, i dati non mentono»

Ian Graham è un gallese di 45 anni, e fino a pochi mesi fa è stato il “direttore delle ricerche” del Liverpool, praticamente il boss degli scout del Liverpool. El Paìs, che l’ha intervistato, lo definisce “una delle menti più acute dell’industria calcistica”. Ma è anche uno che per guardare una intera partita di calcio ci mette una giornata intera. “Inizia quando giochi, ma non finisce fino al giorno successivo”. Lo spiega lui: Non posso fidarmi dei miei occhi. Fino a quando non avrò visto tutti i dati il ​​giorno dopo, non credo di poter capire bene la partita“. Graham ha anche un dottorato in fisica teorica all’Università di Cambridge. È insomma il vero signor Moneyball del calcio.

Graham – racconta El Paìs – “ha costruito gran parte della reputazione del suo più che venerato dipartimento del Liverpool su quel territorio nascosto. Lì ha trovato, ad esempio, Jürgen Klopp, Salah, Firmino e Mané”. “Quando li abbiamo ingaggiati non erano giocatori perfetti né dal punto di vista dell’allenatore né dal punto di vista dello scout. Alcuni di questi giocatori non ce l’avrebbero mai fatta se non fosse stato per l’analisi dei dati”.

E’ arrivato nel 2012 in un club che l’anno precedente era ottavo in Premier League, a 37 punti dal Manchester City. Sette anni dopo hanno vinto il titolo, 30 anni dopo l’ultima volta. Hanno vinto una Champions League nel 2019 e ha perso altre due finali nel 2018 e nel 2022, entrambe contro il Real Madrid.

Ha chiuso più di un decennio con i Reds per mettersi in proprio. Ha fondato Ludonautics e le sue capacità di analisi dei dati sono ora alla portata di qualsiasi squadra. S’è dato alla libera professione insomma: “Voglio aiutare altri club a fare la stessa cosa che ho fatto io al Liverpool”.

Poi Graham spiega più tecnicamente ciò che fa. E si entra in un mondo molto più chiuso. Dice che per far emergere l’invisibile ha ideato una metrica che ha chiamato probabilità di goal aggiunta. Nel calcio i gol sono un evento piuttosto raro, quindi ha cercato un altro modo per misurare quanto sia prezioso ciò che fa un calciatore per la squadra, senza fare affidamento tutto su gol e assist. La spiegazione è un po’ cervellotica: “Diciamo che hai la palla al centro del campo, senza pressione. La domanda che il modello pone è: quanto è probabile che facciamo un gol? Prendiamo la tua situazione e osserviamo quante volte è successo in migliaia di partite. Diciamo che sono 1.000. Quante sono finite in gol? Quattro. La probabilità di segnare è 4 su 1.000. Poi me lo passi e ci facciamo la stessa domanda: quante volte un possesso palla è finito in gol da lì in poi. Questa volta sono 17 su 1.000. Quindi hai aggiunto 13 gol su 1.000 con il tuo passaggio. Ma se invece l’avevi perso, allora non puoi segnare. E potrebbe costarci un gol”. E avanti così.

Poi dice che ovviamente i dati da soli non bastano. ma che sono “parte integrante del processo decisionale per gli acquisti”.

Il caso di Firmino è uno dei suoi preferiti: “Il motivo per cui era un po’ più nascosto è che aveva giocato a malapena con il Brasile. Non ha segnato molto all’Hoffenheim, una squadra di metà classifica. La gente non sapeva se fosse un’ala, un dieci o un centravanti e questo li spaventava. Ma dal punto di vista dei dati, quelli erano i punti di forza del giocatore”.

Facevano le simulazioni. “Abbiamo preso la nostra squadra, aggiunto il giocatore, simulato la stagione successiva. Va bene, questo giocatore ci darebbe due punti in più, il 10% di possibilità in più di qualificarci alla Champions. E così calcolavamo anche il valore monetario”.

La cosa bella è che così hanno scelto anche Klopp. Nella sua ultima stagione al Borussia Dortmund, ha chiuso al settimo posto, a 33 punti dal Bayern Monaco. Ma i dati di Graham dicevano che avevano fatto molto meglio di quanto visto in capo: “Il Dortmund era stato incredibilmente sfortunato. Credo che Jürgen Klopp non si fosse pienamente reso conto di quanta sfortuna avessero avuto, quindi psicologicamente è stato un incontro importante. Gli dicevo: Jürgen, sei ancora molto bravo. A volte le squadre hanno molta sfortuna. I dati sono quel fattore calmante che dice che ciò che conta è la traiettoria a lungo termine, non se abbiamo vinto o perso quella partita specifica“.

E ancora, su Salah: “Mo non era la prima scelta di Klopp per quella posizione. Ha fallito al Chelsea e nessun direttore sportivo voleva sfiorare un fallimento”. Ma i parametri di Graham dicevano che era uno dei calciatori che si avvicinava di più al gol. Il problema è che aveva Hazard davanti. “I dati non sono la risposta completa. L’altra cosa è la personalità. Il compito di Michael Edwards era quello di prendere i dati, l’analisi video, le informazioni finanziarie e la personalità del calciatore e prendere la decisione. Mi ha detto che Mo Salah era il calciatore più professionale e dedicato che avesse mai incontrato”.

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