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Sinner sembra un chierichetto, invece è un killer. E ha i migliori coach del Tour (Telegraph)

“La sua evoluzione è stata spettacolare. Djokovic a 22 anni vinse la Davis e poi tre Slam. Vuoi vedere che pure Sinner…”

Sinner sembra un chierichetto, invece è un killer. E ha i migliori coach del Tour (Telegraph)
Italy's Jannik Sinner reacts as he plays against Netherlands' Tallon Griekspoor during the second men's single quarter-final tennis match between Italy and Netherlands of the Davis Cup tennis tournament at the Martin Carpena sportshall, in Malaga on November 23, 2023. (Photo by JORGE GUERRERO / AFP)

È possibile che il trionfo di Sinner in Coppa Davis possa catalizzare la sua carriera nello stesso modo di Djokovic che fece la stessa cosa nel 2010, quando aveva anche lui 22 anni. Djokovic ha vinto tre major la stagione successiva e, anche se sarebbe una previsione stravagante da fare per Sinner nel fine settimana di Malaga i ‘due grandi’ sono diventati i ‘tre grandi'”. Il terzo incomodo della triade prefigurata dal Telegraph sarebbe ovviamente Alcaraz. Ma Simon Briggs è più interessato a celebrare l’italiano, e la sua crescita “spettacolare” di quest’anno.

Sinner, a dispetto del nome che in inglese rende di più (non ditelo alla Gazzetta), “è in realtà una specie di chierichetto. In una recente intervista, Sinner ha ammesso di aver rotto solo due racchette in tutta la stagione: una statistica inaudita nell’irascibile tour moderno”.

“Te potresti immaginare che prenda ancora un bicchiere di latte caldo prima di andare a letto, prima di mettersi a dormire con il suo orsacchiotto preferito. Certamente non come un killer dallo sguardo gelido. E negli ultimi due anni, quest’aria mite si è riflessa in una serie di frustranti sconfitte”.

Poi è successo che Alcaraz s’è un po’ fermato e Sinner invece è esploso. Il Telegraph ricorda Panatta, “una figura oscura e bella che incarnava la dolce vita. Sinner difficilmente potrebbe essere più diverso. È alto e allampanato e parla tedesco come prima lingua. Nonostante un incedere disinvolto che gli è valso il paragone con Pippo, Sinner è sempre stato in grado di colpire la palla con le sue lunghe leve combinando una velocità inaspettata della palla con un occhio da cecchino per le linee. Ciò che non aveva erano le variazioni – drop shot, slice e volée – o un servizio particolarmente affidabile. Ma l’altra risorsa di Sinner è un’instancabile etica del lavoro. È supportato probabilmente dalla migliore squadra di allenatori del gioco – il maestro australiano Darren Cahill, che lavora in tandem con l’italiano Simone Vagnozzi – e la sua evoluzione in questa stagione è stata meravigliosa da guardare”.

 

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