C’è chi nelle sue movenze intuisce qualcosa di Chiellini: per il momento è solo un augurio, però la suggestione non sembra peregrina.
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Gatti montava finestre e zanzariere, dimostra che volontà e tenacia contano. Lo scrive Repubblica con Maurizio Crosetti.
Il ragazzo che montava finestre spalanca di nuovo la Juve. Che storia antica, quella di Federico Gatti, l’ex operaio, e un po’ lo è rimasto nell’interpretazione del gioco (e forse non solo).
C’è chi nelle movenze di Federico Gatti intuisce qualcosa di Chiellini: per il momento è solo un augurio, però la suggestione non sembra peregrina. Anche Gatti è un muscolare assai generoso, spinto dall’istinto verso la porta altrui a dispetto di una tecnica non eccelsa, ma tutto si può migliorare e su tutto si deve lavorare.
Il percorso di Federico Gatti, dai dilettanti alla Juventus e alla Nazionale, incoraggia ogni ragazzo che sappia scommettere sulla volontà e sulla tenacia. Non arrivano in alto (sui tetti!) solo i baciati dalla grazia.
Prima di capire che il calcio sarebbe stato il suo mestiere, Federico Gatti ha montato finestre e zanzariere, infissi e porte, arrampicandosi su ballatoi, tegole e balconi. Trovate altri calciatori delle ultime generazioni con un simile percorso, vagamente neorealista.
L’ITALIA NEI PIEDI DI GATTI (CORSERA DI UN PAIO DI SETTIMANE FA)
L’Italia gioca con Gatti al centro della difesa, ripetiamo: Gatti (Corsera)
Sul Corriere della Sera Fabrizio Roncone fa una radiografia finalmente priva di retorica della nostra Nazionale, condensata nella frase:
Il guaio è che ci portiamo addosso una grandeur immotivata.
E poi Roncone fa una carrellata (che bel termine desueto, ricorda la spicciolata di De Zan: “Bombini, Masciarelli…”) dei calciatori che oggi vestono la maglia dell’Italia.
Ecco cosa scrive:
Certo abbiamo la straordinaria fortuna che Luciano Spalletti, lo scorso 18 agosto, accettò di venirci a mettere la faccia, e l’immenso mestiere, e tutta la sua visionaria bravura tattica. Ma non può sfuggirci che, all’Olimpico, contro la Macedonia del Nord, ha dovuto accroccare una formazione con Gatti — meglio ripeterlo: non Scirea, non Franco Baresi, ma Gatti — al centro della difesa. Con Jorginho che viene convocato perché ha finalmente ricominciato a giocare nell’Arsenal, e noi tra serie A e B non abbiamo un solo regista di rango internazionale (Cristante e Locatelli, come noto, sono adattati al ruolo). Bonaventura — gran piede, sia chiaro — diventa titolare a 34 anni suonati.
Poi c’era Raspadori a fare il centravanti, sia pure con l’incarico da falso 9, però tutti sappiamo che al Napoli, nelle gerarchie, sta dietro a Osimhen. Quanto a Berardi, il talentuoso Berardi: è lui che nella tragica notte di Palermo, contro i macedoni, sbaglia un gol a porta vuota — non per modo di dire: era proprio vuota. E comunque: c’è tanta differenza tra lui e Politano? Oppure vogliamo parlare di El Shaarawy e Frattesi (stavolta parte dall’inizio), che non sono titolari nemmeno nelle rispettive squadre di club?
Come dicevano i nonni: questo passa il convento. Ma Spalletti sa tutto, ha visto tutto. Senza retorica, Luciano: siamo nelle tue mani.