Riesce a dare sempre il massimo con quello che ha e soprattutto riesce sempre a migliorare i suoi giocatori e le sue squadre.

De Laurentiis ritrova Italiano l’allenatore che che a giugno potrebbe arrivare a Napoli. Lo scrive la Gazzetta dello Sport.
C’erano due nomi più di tutti che stuzzicavano il presidente campione d’Italia quando ha capito che con Spalletti era finita. Nessun segreto: uno era Thiago Motta, grande protagonista in questa stagione col suo Bologna. E l’altro era il tecnico della Fiorentina, mai disturbato però, per rispetto all’amico Commisso. Ma il messaggio era chiaro a tutti: se Italiano rompe con la Fiorentina, allora lo voglio a Napoli.
Italiano ha tutto ciò che piace ad Aurelio: lavoratore serio e con un grande carisma. E amante del 4-3-3. Un tipo che riesce a dare sempre il massimo con quello che ha e che – soprattutto – riesce sempre a migliorare i suoi giocatori e le sue squadre. E adesso ha maturato anche un’esperienza internazionale importante, che lo mette ancora al centro dei pensieri di De La: domani sarà avversario da battere, per puntare alla Supercoppa. Da giugno chissà: di sicuro il presidente azzurro continua a reputarlo tra i migliori in Italia e tra i più adatti a sedersi sulla panchina azzurra.
Vincenzo Italiano intervistato da La Stampa (19 ottobre 2023)
A fine stagione sarà contento se la Fiorentina…?
«Arriviamo da due finali perse, ora siamo in gara ovunque e dovremo scegliere. Vorrei migliorare il settimo-ottavo posto dello scorso anno. Vincere a Napoli ci ha dato una convinzione importante».
A proposito: per lei Napoli è un’occasione perduta?
«No, lo stadio dove ho vinto quattro volte su 5».
Il tecnico si sente superiore ai giocatori che allena?
«Non è questione di superiorità, ma proprio di diversità. L’allenatore ha responsabilità enormi rispetto a chi gioca. E se prima sei stato calciatore lo capisci meglio e più in fretta».
Testa, fisico e piedi: da dove si comincia ad allenare?
«Dalla testa. Quando ti presenti devi colpire i giocatori, devi portarli dalla tua parte prima ancora di entrare in campo».
Italiano tecnico-psicologo?
«Allenare è un mestiere complesso. In tanti ti bussano, ti chiedono un colloquio individuale. Mi sono reso conto di come la gestione mentale valga quanto quella tecnica».
Il caso scommesse ci parla solo dei calciatori o anche di una generazione problematica?
«Sono errori e debolezze individuali, non mi piace che venga infangato tutto il nostro mondo, ma una cosa deve essere
chiara: il calciatore non può scommettere e se lo fa deve essere punito. Dobbiamo saper evitare certe tentazioni perché siamo privilegiati e sulla bocca di tutti. Ogni nostro comportamento viene analizzato in maniera diversa».
Quando sente che ci si accapiglia tra risultatisti e giochisti si fa una risata?
«Siamo tutti risultatisti: come ci si arriva fa la differenza».