Lo scrive La Stampa. «Partnership strategica pluriennale». L’ammontare in soldoni non è specificato, ma è presumibilmente ingente

L’Arabia Saudita si prende anche il tennis: accordo con l’Atp, avranno anche le Finals. Lo scrive il quotidiano La Stampa.
L’Atp, l’organizzazione che governa il circuito professionistico maschile, e Pif, il fondo pubblico per gli investimenti dell’Arabia Saudita, hanno infatti annunciato ieri una «partnership strategica pluriennale» che prevede la sponsorizzazione della classifica mondiale e un «impegno» fino al 2027 nei supertornei tornei di Indian Wells, Miami e Madrid, in quello appena minore di Pechino, oltre che nelle Atp Finals, che a settembre saranno ospitate per la quarta volta (su cinque che prevede l’attuale contratto) a Torino. L’ammontare in soldoni non è specificato, ma è presumibilmente ingente, e si inquadra in una strategia già chiara che si sta allargando rapidamente a macchia di (petr)olio.
Il tennis, dopo il calcio, oggi è lo sport più globalizzato e affascinante, ideale dunque per questa colossale operazione, denominata «Vision 2030», di sportwashing, cioè di “lavaggio” attraverso lo sport di una immagine sporcata dallo scarso rispetto per i diritti civili.
Arabia Saudita e tennis (cosa scrisse il Nyt a novembre 2022)
All’indomani delle Atp Finals dominate e vinte da Novak Djokovic, tutta la stampa si dedica giustamente all’elogio di questo “vecchio” Maestro che pare di un altro pianeta rispetto alla concorrenza, da anni e chissà per quanti anni ancora. Ma Matthew Futterman sul New York Times dà al finale di stagione del tennis una lettura di più ampio respiro. Il succo dell’analisi è che oggettivamente il tennis è un casino, comandano in troppi, e non sempre chi vince più spesso alla fine vince davvero. È un sistema cioè che prima o poi è destinato a collassare.
Tanto per cominciare, scrive Futterman “è stato un anno strano. Focolai di coronavirus. Modifica dei requisiti di vaccinazione. L’invasione russa dell’Ucraina”. “Eppure, nessuno, nemmeno le persone che gestiscono il tennis – e ce ne sono molti, in sette diverse organizzazioni al potere – suggerirebbero mai che lo sport rende le cose facili ai tifosi”.
Il Nyt scrive di 2022 anno “particolarmente disordinato”, e che “il tennis è lo sport che più sembra incoraggiare il disordine. Stefanos Tsitsipas ha vinto il maggior numero di partite tra i migliori giocatori, ma solo un torneo significativo, trasformandolo in una grande delusione o una forza in ascesa, o entrambi, a seconda della settimana o del mese, o del prisma che lui o chiunque altro usa per misurare la stagione”.
E poi c’è Nick Kyrgios, “l’australiano capriccioso e combattivo, maestro showman e genio del tennis secondo l’allenatore di Djokovic, che è il beniamino del pubblico, soprattutto tra le giovani generazioni. Riempie stadi ovunque, per singoli e doppi, ma odia viaggiare e gioca con un programma limitato. Sta anche affrontando un’accusa di violenza domestica in Australia in relazione a una lite con un’ex ragazza l’anno scorso”.
Lo sa anche Andrea Gaudenzi, presidente dell’ATP: “È come se avessi questo libro e ognuno scrivesse capitoli diversi. E puoi trovare quei capitoli solo in diverse librerie, e devi capire la storia”. Un puzzle, che è anche “il pericolo per il tennis professionistico così come lo conosce il mondo da mezzo secolo”. “Nella confusione c’è un’opportunità di rottura, e quelle forze sono in agguato. L’Arabia Saudita, che quest’anno ha fatto un pasticcio con il golf maschile, acquistando giocatori dal PGA Tour per creare LIV Golf, ha iniziato a immergersi nel tennis. Diversi giovani giocatori di alto livello – tra cui Daniil Medvedev e Andrey Rublev della Russia, Alexander Zverev della Germania, Kyrgios e Dominic Thiem dell’Austria – giocheranno in un’esibizione in Arabia Saudita a dicembre, probabilmente guadagnando cifre elevate solo per presentarsi”.