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Razzismo, i tifosi si sentono legittimati dal prezzo del biglietto, come se fosse tutto compreso (El Paìs)

Bisogna provare sanzioni di natura diversa, riparativa. Come ha fatto il Chelsea che ha spedito in viaggio ad Auschwitz gli autori di cori antisemiti

Razzismo, i tifosi si sentono legittimati dal prezzo del biglietto, come se fosse tutto compreso (El Paìs)
Real Madrid's Brazilian forward #07 Vinicius Junior celebrates scoring his team's first goal during the Spanish league football match between Valencia CF and Real Madrid at the Mestalla stadium in Valencia on March 2, 2024 (Photo by Jose Jordan / AFP)

Razzismo, i tifosi si sentono legittimati dal prezzo di ingresso nello stadio. Servono sanzioni diverse (El Paìs)

El Paìs” ha analizzato il comportamento che c’è dietro ai tifosi razzisti, che usano gli spalti dello stadio come valvola di sfogo per le loro frustrazioni personali, prendendosela con i giocatori.

Un’espressione comunemente usata in campo criminologico è la “zona di comfort criminale” per riferirsi alla situazione in cui ogni individuo in una situazione di vantaggio, può trovarsi a compiere dei comportamenti che contraddicono le norme legali o etiche, senza che ciò implichi che la propria immagine di persona onesta sia compromessa o messa in discussione.

Razzismo, il tifoso si sente legittimato dall’ambiente

Una delle zone comfort criminali nel calcio è “l’uso di insulti razzisti da parte dei tifosi a giocatori e allenatori. Normalmente, questo avviene dagli spalti, dai tifosi che si disperdono nella massa, approfittando della storica consuetudine per cui è accettabile avere tali comportamenti nello stadio di calcio. Questo privilegio lo ritengono incluso nel prezzo di ingresso. Motivano i loro comportamenti appellandosi all’idea che i campi da calcio siano zone in cui i tifosi possano allentare le tensioni personali, lavorative o di qualsiasi altro tipo. Il risultato è che quel tifoso offensivo e razzista può tornare a casa tranquillamente vista la remissività dei club e della federazione.

Ma negli ultimi anni c’è stato un cambiamento culturale che ha portato all’adozione di nuove strategie, cambiamenti legislativi e protocolli antirazzisti. Tuttavia, se consideriamo che gli insulti continuano, bisogna prendere atto che non hanno avuto successo.  

Bisogna cambiare le sanzioni, devono essere più riparative

El Paìs si chiede se fermare le partite o chiudere tribune sia davvero l’unico modo per tentare di combattere questi episodi

Sono queste sanzioni che elimineranno una mentalità così vecchia e diffusa come quella razzista? Poco è stato fatto nel calcio spagnolo (club, federazioni, autorità pubbliche) per provare strategie di natura diversa. Basterebbe guardare a ciò che viene fatto in altre leghe per chiedersi se non sarebbe più appropriato per questo tipo di “crimini” optare per le cosiddette pratiche riparative. Un esempio di queste misure di recupero è stata quella adottata dal Chelsea Fc per alcuni dei suoi tifosi che hanno lanciato proclami antisemiti nel loro stadio. Invece di sanzionarli “convenzionalmente”, il club ha organizzato un viaggio. La sorpresa è stata la scelta della destinazione: il campo di concentramento di Auschwitz. L’intenzione del club che una visione in prima persona della sofferenza degli ebrei avrebbe fatto comprendere ai tifosi i danni causati dall’intolleranza e dalla xenofobia.

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