ilNapolista

«Nadal ti fa soffrire. Prima ti prende le gambe, poi la mente»: ecco cos’era Rafa vissuto dai suoi avversari

Cosa si provava a giocare contro Nadal sulla terra battuta? The Athletic ha raccolto le testimonianze, da Djokovic in giù. Molti sono ancora in stato di shock

«Nadal ti fa soffrire. Prima ti prende le gambe, poi la mente»: ecco cos’era Rafa vissuto dai suoi avversari
Winner, Serbia's Novak Djokovic (R) shakes hands with Spain's Rafael Nadal (L) after their men's singles second round tennis match on Court Philippe-Chatrier at the Roland-Garros Stadium at the Paris 2024 Olympic Games, in Paris on July 29, 2024. (Photo by Martin BERNETTI / AFP)

Perché ostinarci, noi poveri osservatori, a raccontare Rafa Nadal, quando si può chiederlo ai suoi avversari. Quelli che l’hanno subito, sofferto, battuto quasi mai, sicuramente ammirato. L’ha fatto The Athletic. E’ una collezione che ben si riassume con la sentenza di Casper Ruud: “Ti fa soffrire. Prima ti prende le gambe, poi la mente”.

The Athletic racconta che quando al norvegese hanno chiesto di descrivere l’esperienza di aver affrontato Nadal sulla terra rossa, “i suoi occhi si spalancano e lascia uscire una piccola risata”. E che più o meno hanno reagito così anche gli altri. Dev’essere stato un bel trauma.

Nadal ha chiuso la carriera con un record sulla terra battuta del 90,9 percento di vittorie. 479 partite vinte, perse solo 48. Solo al Roland Garros ha giocato 116 partite, e ne ha vinte 112. A Parigi ha perso solo quattro partite in vent’anni.

E allora ecco qua. La prima parola spetta all’uomo che gli ha inflitto due terzi delle sue sconfitte e che ci ha giocato più di chiunque altro: Djokovic. Con Nadal “il campo è più grande. C’è più spazio, il che influisce molto visivamente sul gioco e sulla sensazione del giocatore in campo. Gli piace stare abbastanza indietro per tornare. A volte, quando è davvero in zona e nel ritmo, senza fare molti errori, ti sembra impenetrabile. È come un muro.

“Diventa diverso, si trasforma”, dice Zverev, che ha perso cinque delle sue sette partite contro Nadal sulla terra rossa. “La sua palla diventa improvvisamente più veloce di qualche chilometro all’ora. Il suo gioco di gambe e la velocità dei piedi diventano molto più veloci. È più difficile fare un vincente, specialmente sul Philippe Chatrier, che è un campo enorme, quindi ha molto più spazio. Hai la sensazione di non poterlo mai buttare fuori. In qualche modo senti di vincere, ma poi in qualche modo finisci per non vincere.

“La sua palla? È… pesante”, continua Ruud. Kecmanovic conferma: “La sua palla era diversa. Diversa nel modo in cui sai che c’è Rafa dietro la palla. A volte anche se non è così buona senti comunque la pressione perché sai che è lui.

“È sempre diversa”, dice Khachanov. “Trova angoli diversi, traiettorie diverse, ti spinge sempre indietro quando apre il campo. Ha così tanta varietà e velocità della palla. È come il tennis a scacchi: con i pezzi, i colpi che ha nel suo arsenale”.

Grigor Dimitrov, numero 10 al mondo e tre volte semifinalista del Grande Slam, ha affrontato Nadal sei volte sulla terra rossa e ha perso tutti e sei gli incontri, vincendo solo un set. “Non è stato divertente. Per niente divertente. È semplicemente molto spiacevole”.

Giocare contro Nadal sullo Chatrier può avere effetti strani sulle persone. Prima del primo turno al Roland Garros di cinque anni fa, il giocatore tedesco Yannick Hanfmann era così esausto ancor prima di cominciare che dopo la consueta foto a rete, tese la mano a Nadal come se fosse la fine della partita. Nadal leggermente divertito gliela strinse educatamente. “È stato strano. Non so cosa stessi facendo, a dire il vero. Ero un po’ fuori di me”, ha detto Hanfmann dopo.

ilnapolista © riproduzione riservata