Dopo l’ultima avventura in Inghilterra, al Tottenham. E invece il Napoli ha un’identità forte, come l’Inter della seconda stella.

Dicevano che Conte avesse perso il furore, sciocchezze (Corsera)
Scrive Alessandro Bocci per il Corriere della Sera:
Conte, nel frattempo, ha conquistato Napoli. Ma la cosa più sorprendente è che Napoli ha conquistato Conte e questo era più difficile da mettere in preventivo. Antonio ha risollevato gli azzurri con la forza del lavoro e la chiarezza delle idee. Dicevano che, dopo l’ultima avventura in Inghilterra, al Tottenham, avesse perso il furore che lo animava. Sciocchezze. Il suo Napoli ha un’identità forte. Come l’Inter della seconda stella. Quest’anno, invece, la regina è più volubile e meno solida, soggetta a alti e bassi. I numeri della capolista sono impressionanti: 5 vittorie di fila e per 7 volte nelle ultime 9 giornate ha mantenuto la porta inviolata. Gli allenatori esperti nella corsa scudetto non hanno dubbi: lo scudetto lo conquisterà chi chiude la porta.
La Stampa (degli Elkann) ha nostalgia di Conte: chi lo conosceva, sapeva dove avrebbe portato il Napoli
È il giorno della nostalgia. Il Napoli è lassù, al primo posto, sia pure dopo appena dieci giornate. Ma stride eccome il contrasto con la Juventus costruita da Giuntoli e Thiago Motta (il gatto e il gatto) pompatissimi dai media, decisamente meno sul campo. Contro il Parma, ieri sera, si è consumato il sesto pareggio in Serie A. Sei pareggi su dieci partite. Quarto posto in classifica (ma devono ancora giocare Lazio e Fiorentina), meno sette dal primo posto. Tuttosport ha già detto addio allo scudetto. La Stampa – il quotidiano di famiglia degli Agnelli, il vero punto di riferimento di John Elkann – oggi nel corsivo a firma Antonio Barillà trasuda nostalgia per Antonio Conte. E scrive che solo chi non conosceva il tecnico ex Juve, poteva dubitare di come avrebbe trasformato e rivoluzionato il Napoli.
Scrive La Stampa:
L’unica certezza è che Conte ha restituito agli azzurri lo smalto perduto nell’ultima stagione, legittimando la candidatura allo scudetto che in estate oscillava tra ottimismo e fantasy. Lui continua a volare basso e fa bene, nega il nascondino e indica l’Europa come obiettivo, sbaglia tuttavia quando sostiene che solo un folle avrebbe immaginato in estate questa classifica. Bastava, in realtà, conoscere il percorso del tecnico, da sempre capace di portare le squadre guidate oltre se stesse attraverso un lavoro tattico e psicologico: quando è arrivato, ha preteso dai calciatori fame e spirito di rivalsa, ha promesso un Napoli dalla faccia incazzata, e dopo dieci partite, comunque vada, è innegabile che sia stato di parola, che abbia modellato in pochissimo tempo un gruppo a sua immagine e somiglianza, forte sì ma soprattutto capace di “mangiare l’erba”, per usare una sua antica metafora. Quello che ieri sera è mancato alla Juventus.