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Papu Gomez: «Nessuno mi chiama più, il mio personaggio è finito, sto lavorando sul mio ego»

Dopo la squalifica per doping: “Quando me lo dissero prima della finale Mondiale mi venne la febbre per lo stress”

Papu Gomez: «Nessuno mi chiama più, il mio personaggio è finito, sto lavorando sul mio ego»
Il Papu Gomez

Due anni fa il Papu Gómez  fu fermato da una squalifica di due anni mentre giocava al Siviglia.  Il calciatore aveva appena firmato con il Monza in Serie A, quando ha ricevuto una dura notizia: era risultato positivo a una sostanza proibita in un test effettuato nel novembre 2022, giorni prima della Coppa del Mondo.

Ora il Papu sogna di tornare in campo col Renate, dove si sta allenando, ma in una lunga intervista rilasciata a Juan Pablo Varsky ha parlato del suo momento: «Sono passato dall’essere un campione del mondo al telefono che non suona più, a scomparire dai media o a non giocare più. Devi sapere come conviverci. Né quando sei lassù sei il migliore, né sei il peggiore adesso. Devi solo dare priorità ad altre cose… Dopo la squalifica ero entusiasta di tornare, ma quando ho ricevuto la massima penalità il mio mondo è andato in pezzi».

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«Sto lavorando per accettare che il personaggio di ‘Papu Gómez’ sta finendo, non esiste più e che ora sono una persona comune, un padre di famiglia. Sto lavorando sul mio ego, spegnendolo un po’ e cercando di sopravvivere con ‘Alejandro’».

Nel 2023 Relevo parlò del fatto che il Papu aveva assunto la sostanza proibita tramite uno sciroppo per la tosse del figlio: «Arrivavo di notte, la mattina presto a Siviglia, generalmente prendevo una pillola dopo le partite, perché avevo molta difficoltà a dormire. Vado a letto e nel cuore della notte mi viene un attacco di tosse. Dico a mia moglie di darmi lo sciroppo per la tosse. C’era quello di mio figlio più piccolo, Milo, e me lo dà in una tazzina. Qualche giorno dopo ci fu un controllo doping a sorpresa e il medico mi chiese se avevo preso qualcosa, come al solito. Mi ero completamente dimenticato dello sciroppo. ‘I soliti sonniferi e antinfiammatori’, risposi. Se lo avessi informato dello sciroppo non sarebbe successo nulla. Passa il tempo e ricevo una email, quella personale, mi comunica che ero risultato positivo. A quattro giorni dalla finale dei Mondiali. È stato orribile. Sono stato molto male per due giorni, mi è venuta la febbre, probabilmente ho indebolito le mie difese».

Qualcosa che non ha mai raccontato a nessuno: «Non l’ho detto a nessuno, mi è sembrato molto egoista, non volevo che la gente pensasse ad altro che alla finale del Mondiale. Molte volte ho pensato: ‘Se sarò campione del mondo non giocherò più”. Tu chiami le cose e la vita te le restituisce… Sono passato dall’essere campione del mondo a non giocare più».

Alejandro Gomez ha poi parlato del suo futuro: «Mi sto allenando in Serie C. Non volevo essere disgustato dalla situazione che mi era accaduta. Poi ho iniziato a giocare a paddle, mi sono completamente allontanato dal calcio. La cosa bella di adesso è che ricomincio da capo, essendo un dilettante, in questo momento sono un ragazzo che vuole esordire in Primera Division. Devo andare a guadagnarmi il posto. Dove mi piacerebbe giocare? Ho trascorso tutta la mia carriera in Italia… ma qualunque squadra sarà, dovrà capire che il Papu Gómez è un giocatore di 37 anni che viene da un lungo periodo di inattività. Tornare in Argentina? No, non credo. Perché per ora vogliamo continuare a vivere in Europa. I miei figli sono cresciuti e spostare tutto lì… è difficile».

 

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