Ha beneficiato dell’anti-allegrismo per entrare nel cuore dei tifosi. Ora si sta mostrando per quello che è: pratico, intelligente, portatore di equilibrio tattico

Thiago Motta descritto come non’è, può diventare il nuovo Allegri o il nuovo Conte (Zazzaroni)
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, torna su Thiago Motta dopo la vittoria della Juventus sul City per 2-0, vittoria ottenuta col classico difesa e contropiede e 30% di possesso palla. A fine partita il tecnico ha ribadito di non essere fissato con un solo tipo di calcio.
Scrive Zazzaroni:
Il problema di Thiago non è Motta, bensì i topolini che seguono qualche pifferaio tutt’altro che magico: i piper hanno descritto Thiago come non è, probabilmente avendo seguito con scarsa attenzione poche partite della sua ultima squadra, il Bologna. Il firulì firulà suonato insistentemente al popolo insoddisfatto era questo: “la Juve cambi registro, basta con il difensivismo, il gioco passivo, il contropiede come must: qui ci vuole l’allenatore della proposta, Motta”.
Ciò che all’inizio ha aiutato Thiago a entrare nei cuori degli juventini è stato proprio l’anti-allegrismo. Ora, però, dopo una ventina di partite, il Nostro si è mostrato per quello che è e che era anche da giocatore: un professionista pratico, intelligente, portatore di equilibrio tattico. Un po’ strano, questo sì.
Del resto i numeri, se letti con onestà, raccontavano di un Bologna che aveva chiuso la stagione con la terza miglior difesa del campionato, avendo subìto solo 32 gol, uno più della Juve, 9 più dell’Inter campione d’Italia, ma ben 17 meno del Milan, secondo in classifica, e 11 meno dell’Atalanta di Gasperini.
La Juve è stata capace di alterare Sarri, giochista dop, ma solo per un anno, tant’è che Maurizio non vedeva l’ora di essere cacciato. Penso che non cambierà Motta: non ce n’è bisogno, perché può diventare l’Allegri o il Conte dei prossimi quindici anni. È quello che gli auguro.
Non ho più nostalgia di Allegri, Thiago Motta è figlio di Max (il Napolista)
di Giuseppe Alberti Falci
Non rinnego Massimiliano Allegri che ho amato nella buona (il primo ciclo juventino) e nella cattiva sorte (il secondo ciclo con Madama). Non lo rinnego perché continuo ad essere convinto che il conte Max abbia incarnato la tradizione della casa madre e che sia stato demonizzato in maniera violenta e a tratti irrispettosa.
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