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Col Cholito Simeone Napoleone avrebbe vinto anche a Waterloo

Conte è l’uomo dei miracoli. È un miracolo questo Napoli se si pensa allo sfascio di sei mesi fa. E ha interrotto la serie di pareggi di Thiago

Col Cholito Simeone Napoleone avrebbe vinto anche a Waterloo
As Roma 05/12/2024 - Coppa Italia / Lazio-Napoli / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: esultanza gol Giovanni Simeone

FALLI DA DIETRO (rubrica nata nel 2008. Le rubriche omonime nate successivamente sono imitazioni)

COMMENTO ALLA 22° GIORNATA DEL CAMPIONATO 2024-25

Vincere in rimonta è un piacere.

Vincere in rimonta contro la Juve è un piacere che ricorda l’invocazione di Baudelaire. “E’ l’ora di ubriacarsi!”

Vincere in rimonta contro la Juve imbattuta è un piacere che ha un po’ a che fare con le voluttà dell’eros.

Per quello che dell’argomento mi ricordi.

Parte bene la Vecchia, la migliore Vecchia vista finora.

Domina il possesso e scherma Charlie Brown annullandolo dal campo.

Parte bene anche grazie all’apporto dell’orribile Chiffi.

Che per tutto il primo tempo veste la casacca bianconera.

Il fallo su Zambo grida vendetta. Quello su FerryBoat-David pure.

E poi i soliti favori furtivi.

Regole del vantaggio, rimesse laterali, corner fischiati sempre nella stessa direzione.

Primo tempo difficile per gli azzurri, che si chiude sul rimpallo per il vantaggio Juve fortunoso e immeritato.

Contromisure nella ripresa.

Charlie Brown più basso in linea fra i due centrali e sviluppo del gioco sulle corsie.

Ma soprattutto cambio di marcia impressionante.

Sempre in anticipo su ogni contrasto. Aggressività e furore.

Bastano dieci minuti al tifoso per tranquillizzarsi.

Questione di attimi e il risultato cambierà.

La Vecchia è costretta a indietreggiare e praticamente non mette più piede in area azzurra.

Emerge in tutta la sua evidenza tutto il lavoro del Feroce Salentino in questi mesi

Nella testa, nei muscoli e nell’intelligenza tattica.

I muscoli.

Gli azzurri corrono tre volte in più dell’avversario.

La qualità di gioco.

Il secondo gol, quello che ha portato al rigore realizzato da Piedone.

A parte la finta-prodigiosa di Scotch McTomi, l’azione parte da due giocate di Politano e Romelu che sono frutto di ossessivo lavoro a Castel Volturno.

La testa.

La consapevolezza. Lo spirito di squadra.

La voglia di vincere. In tre episodi iconici.

Polinapoli stremato chiede il cambio.

Nel frattempo vede il suo avversario che scappa sulla sua corsia.

Allora corre a recuperare in difesa, butta la palla in fallo laterale.

Esulta come se avesse segnato.

E poi si butta a terra perché proprio non ce la fa più.

Lo stoico Jesus che resiste per tutta la gara a un guaio muscolare rimediato nel riscaldamento.

Il Cholito che gioca sei minuti sei.

Ma con una veemenza da eroe.

Da terra cerca di respingere di testa il pallone.

Beh, con uno così Napoleone avrebbe vinto anche a Waterloo.

Conte l’uomo dei miracoli. Perché è un miracolo, questo Napoli se si pensa allo sfascio di sei mesi fa.

L’uomo dei miracoli. Ogni settimana ne fa uno.

L’ultimo sabato. E’ riuscito a interrompere la serie di pareggi di Thiago.

Ai miracoli di Conte, Inzaghino risponde con pratico pragmatismo. Quattro gol al Lecce in totale scioltezza in una partita dal divario tecnico e tattico abissale.

I conti (eh già) si chiudono dopo mezz’ora grazie al gol capolavoro del capitano ritrovato.

Poi accademia e testa ai prossimi impegni.

Monaco in Champions e soprattutto il Derby fra sette giorni.

 

Che partita a Milano! Che partita a Roma!

Ritmo frenetico e risultati in bilico fino al fischio.

A San Siro il Diavolo riesce a vincere nel finale una partita che sembrava praticamente persa.

E per di più riesce a vincere in un’atmosfera societaria letteralmente allo sbando.

Ne è prova l’episodio di fine gara.

Conceicao completamente fuori di testa rincorre l’ex capitano Calabria con il chiaro proposito di menargli.

Il tutto sotto gli occhi dell’ineffabile consigliere Ibra reduce dalla vacanzella a Kitzbuhel per la immancabile Coppa del Mondo di sci.

All’ Olimpico altra partita in bilico fino al fischio.

La Viola appare nuovamente fiorita, dopo un periodo di letargo.

Due gol di vantaggio e Aquilotti alla disperata ricerca di rimonta.

Speranza che avvampa al gol di Marusic e che si spegne al 98° sul palo interno di Pedro.

Se a Milano a perdere la testa è stato il tecnico rossonero, a Roma a  esaltarsi è il direttore sportivo biancoceleste Fabiani che entra in campo per consigliare a Zaccagni il da farsi.

Roba fra il surreale e l’esilarante.

“Ho fatto una cazzata” si scusa a fine gara il dirigente laziale.

Che è poi la stessa battuta del falconiere dopo il licenziamento.

“Ho fatto una cazzata” ha ammesso Bernabè.

Ma qui ha peggiorato la situazione.

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