ilNapolista

Tonali e le scommesse: «La disponibilità economica non mi faceva capire la serietà della dipendenza»

Intervista a Repubblica: «Non potevo prendere farmaci per il doping, è stato tutto un percorso mentale: durato mesi, con psicologo e psichiatra».

Tonali e le scommesse: «La disponibilità economica non mi faceva capire la serietà della dipendenza»
Newcastle United's Italian midfielder #08 Sandro Tonali reacts during the English League Cup second round football match between Nottingham Forest and Newcastle United at The City Ground in Nottingham, central England, on August 28, 2024. (Photo by Paul ELLIS / AFP)

Tonali e le scommesse: «La disponibilità economica non mi faceva capire la serietà della dipendenza»

Repubblica (con Enrico Currò) intervista Sandro Tonali (24 anni), è la prima intervista dopo la squalifica per le scommesse.

«No, non è esagerato parlare di una prima e di una seconda vita. Il mio stile di vita era negativo. Ero chiuso con tutti e questo mi faceva cambiare comportamento: anche con le persone che mi volevano bene e alle quali volevo bene. Ero così sia al campo di allenamento sia a casa, con amici e familiari. Oggi, per fortuna, sono diverso».

Quando ha avuto la consapevolezza che le scommesse stavano diventando una dipendenza?
«Credo in realtà di non averla mai avuta. Quando una persona si ritrova in una situazione del genere, è difficile chiederle se è malata. Ti dirà sempre di no. Anche se sente che non è così. Non può pensare di avere quel problema, quindi tende a nasconderlo».

In questa rimozione inconscia contava la grande disponibilità economica?
«Nei mesi lontano dal campo ho passato tanto tempo con lo psicologo. Il suo lavoro era farmi capire come ci ero caduto. Di solito lo si capisce nel momento in cui si perde qualcosa: famiglia, lavoro, stipendio. Invece nel mio caso la disponibilità economica non mi ha fatto accorgere della serietà della cosa. È stato un lavoro di recupero difficile. Non potevo prendere farmaci specifici, perché col 95% di quelli sarei risultato positivo all’antidoping, così è stato tutto un percorso mentale: durato mesi, con psicologo e psichiatra».

Tonali, la squalifica e il telefonino

La squalifica è stata decisiva?
«Nei primi due mesi ero staccato da tutti, poi rientrando nella vita, allenandomi tutti i giorni senza avere la partita, ho capito che pagavo per quello che avevo fatto».

Il telefonino può essere una droga?
«Nell’ultimo anno non l’ho avuto per 6 mesi. Certo ho provato un senso di libertà: la sensazione di essere a posto anche senza. Prima non potevo fare da stanza a stanza, oggi loprendo quando esco di casa e lo lascio rientrando. Lo riprendo solo se mi chiamano mamma, papà o qualche mio familiare. E coi social il rapporto è minimo». 

ilnapolista © riproduzione riservata