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Con una cerbottana e qualche trucchetto da guerriglia, Conte ha mandato in apnea l’Inter

Napoli segua Conte, è l’unico che sa come si fa. Napoli-Inter è stata una solenne smentita alle dichiarazioni da resa del ds Manna

Con una cerbottana e qualche trucchetto da guerriglia, Conte ha mandato in apnea l’Inter
Ci Napoli 01/03/2025 - campionato di calcio serie A / Napoli-Inter / foto Carmelo Imbesi/Image Sport nella foto: Antonio Conte

Con una cerbottana e qualche trucchetto da guerriglia, Conte ha mandato in apnea l’Inter

Napoli saprà accompagnare il Napoli in questa corsa scudetto che sarà più una traversata nel deserto, lastricata di sofferenze, e non una passeggiata di salute come non sa competete? Un finale di campionato che vedrà prevalere i più freddi e consapevoli. Per la tifoseria un finale da accompagnare con litri di camomilla ed un po’ di Xanax, ma senza esagerare. La marcia trionfale a folle (da marzo in poi) dello scudetto di due anni orsono è una cosa che capita una volta ogni tanto. Giusto un pizzico di fisiologico braccino, con Salernitana ed Udinese, ma nulla di serio. Provando disdoro ci tornano alla mente le stagioni dei novantunisti, quando dal tecnico Sarri, supportato da qualche saltimbanco, fino ad arrivare all’ultimo dei tifosi per quattro mesi risuonò il mantra dell’endemico vittimismo pulcinellesco, dall’ammonizione di Pjanic al fallo su Lucas Leiva, soliti peana al ragù, come se lo scudetto dipendesse da un’ammonizione od un fallo non sanzionato. Assolutamente dimentichi del marzo da 4 punti del Napoli del comandante, con la c minuscola.

Chi esce con le ossa rotte dal pareggio con l’Inter è il diesse Manna. Le sue parole, che poi sono la voce della società, hanno dimostrato la distanza siderale, non solo sportiva, ma anche comunicativa tra la dirigenza azzurra ed il proprio allenatore. Le parole di Manna, successivamente ritrattate tipo – pezza peggio del buco – hanno avuto il triste suono della resa. Come i dirigenti dell’Uruguay prima del Maracanazo, che speravano di perdere onorevolmente, il diesse partenopeo non è stato messo al muro con fece Obdulio Varela con quei dirigenti stessi, ricordando loro che la vittoria era il loro compito “cumplimos si somos campeones!”. Manna è stato messo spalle al muro da una prova sontuosa di carattere ed abnegazione, da un Napoli tuttavia spuntato sia a causa della poca prontezza nel cogliere i malumori di Kvara e del suo entourage, che della sua inesperienza e della sua incapacità di valutare altre alternative al di là dei nomi sul taccuino che oltre Danilo e Comuzzo e Garnacho erano una pagina bianca. Non ci si venga a dire che Billing è stato un acquisto voluto, un acquisto in cui la società ha creduto. Perché è innanzitutto un prestito (stessa provenienza di Junior Traorè), ed è stato presentato con lo stesso entusiasmo per l’arrivo di un rincalzo dalla Pergolettese in prestito con diritto di riscatto. Insomma più numerico che tecnico.

Conte ha pochissime soluzioni per cambiare la partita

La sensazione, al di la delle modalità di maturazione del pareggio, è di un Napoli spuntato, con pochissime soluzioni per cambiare la partita. Del resto l’ingresso di Billing è stato ruolo su ruolo, con un Gilmour che ha plasticamente dimostrato cosa voglia dire avere gli scozzesi dalla propria parte, che si, non saranno finissimi dicitori, ma sono quelli che non mollano nemmeno con l’esercito inglese in casa. Pochissime le armi a disposizione di Conte per scardinare l’intenso programma di difesa di Inzaghi e dare un diverso corso alla partita, che al di la delle due volte in cui Dimarco ha preso Politano alle spalle, non ha più parlato meneghino. Con una cerbottana e qualche trucchetto da guerriglia, il Napoli è comunque riuscito a far andar in apnea l’Inter. Meritando ben oltre il pareggio. I timori vengono proprio dalla portata delle partita e dalla condizione di subalternità tecnica e psicologica (più percepita che reale) del Napoli nei confronti dell’Inter. La sfida vera per il Napoli sarà quella di affrontate le partite che verranno con la stessa fame, con gli stessi occhi iniettati di voglia, partite che potrebbero essere prese sottogamba, magari sottovalutando qualche rischio, cosi come successo su quel ramo del Lago di Como.

Per ovviare a queste distrazioni ci sarà il bastone di Antonio Conte. Dopo la carota del doppio giorno libero, a patto che chi non ha giocato tutti i 90 minuti svolga i 45 di navette dopo la partita sul prato del San Paolo. Una svolta deve averla data proprio il tecnico. Storicamente a suo agio nel mese più pazzo dell’anno. Blinderà ancor di più i suoi ragazzi dagli spifferi esterni ed anche quelli interni che possono essere i più pericolosi, Il suo obiettivo è ormai sul tavolo con buona pace del clericalismo Manniano. E se si parla di religione e di clero sappiamo benissimo che le vie di Antonio Conte sono infinite.

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