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Conte e Inzaghi non si amano e vedono il calcio da lati diversi del campo (Corsera)

Il Napoli, nel momento decisivo, è andato fuori giri, tra infortuni la scelta folle di lasciar partire Kvara senza sostituirlo e per la pressione

Conte e Inzaghi non si amano e vedono il calcio da lati diversi del campo (Corsera)
Inter Milan's Italian coach Antonio Conte (L) and Lazio's Italian coach Simone Inzaghi congratulate each other at the end of the Italian Serie A football match Lazio vs Inter on October 4, 2020 at the Olympic stadium in Rome. (Photo by Filippo MONTEFORTE / AFP)

Conte e Inzaghi non si amano e vedono il calcio da lati diversi del campo (Corsera)

Napoli-Inter presentata dal Corriere della Sera, a firma Alessandro Bocci.

Conte e Inzaghi non si amano e vedono il calcio da lati diversi del campo, ma stasera, prima ancora che il risultato o perlomeno insieme al risultato, hanno l’identico obiettivo: ritrovare il fuoco perduto. Nell’ultimo mese né l’una, né l’altra, sono state convincenti. Il Napoli ha messo insieme appena 3 punti in 4 partite e Antonio in serie A non è mai arrivato a 5 senza una vittoria. Simone, invece, ne ha vinte due, con Fiorentina e Genoa, senza però incantare e perdendo malamente il recupero a Firenze e in casa della Juve, dimostrando una fragilità insospettabile negli scontri diretti. Napoli e Inter hanno bisogno di una scintilla che le riaccenda. L’inter sembra strizzare l’occhio alla Champions e affronta il campionato con un briciolo di sufficienza. Il Napoli, nel momento decisivo, è andato fuori giri, un po’ per gli infortuni e un po’ per la scelta folle di lasciar partire Kvara senza sostituirlo, ma anche per l’incapacità di gestire la pressione nel momento della verità.

La miglior conferenza di Conte, si vede che nuota nel suo mare (i match che contano) – Il Napolista

Quello che venerdì pomeriggio, all’ora di pranzo, si presenta in conferenza stampa è un Conte allenatore del Napoli centrato, focalizzato, «sul pezzo (da lunedì e) fino al 95esimo». Domani c’è la sfida che tutti definiscono scudetto contro l’Inter. Lo dice anche la classifica: Inter 57, Napoli 56. L’Atalanta segue a 54 punti.

Ma Antonio evita subito la trappola. Non vuole farsi inghiottire nella narrazione mainstream. Smarca subito la prima domanda.  “Si sarebbe aspettato quando ha firmato di giocare una partita Scudetto contro l’Inter? «Al di là della classifica, mi sarei aspettato in questo periodo un Napoli che dopo 7 mesi iniziasse a prendere forma, poi trovarci lì ci deve riempire di orgoglio ma non deve metterci pressione»“.

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Due dati importanti dalla prima risposta in conferenza. Il primo. Conte non pensa all’Inter, nel senso che non subisce l’Inter. Tutt’altro approccio rispetto al giovane ds Manna che aveva fotografato Napoli-Inter quasi come Davide contro Golia. La vigilia delle partite che contano è il mare di Antonio Conte e si vede.

Tutta la sua attenzione è concentrata sul suo Napoli, su quello che la squadra deve fare. La pressione la lascia agli altri, senza citarli peraltro. Il secondo. Il Napoli, a inizio campionato, non era affatto tra i favoriti. Il secondo o il primo posto sono un premio per il lavoro fatto fin qui. E questo premio deve riempire d’orgoglio tutto l’ambiente Napoli, al squadra e i tifosi. La partita contro l’Inter è già un premio. Solo per il fatto che Napoli-Inter è uno scontro diretto, definito da tutti “scudetto” appunto. Chi l’avrebbe mai previsto ad agosto.

Tutta la conferenza stampa procede su questa falsa riga. Lo pungolano, ma Conte è troppo navigato per cascarci. Gli infortuni? Lo aveva detto, «fin qui bravi e fortunati a non averli». Poi, oh, mica si può pensare di trascorrere una stagione senza infortuni. E, in ogni caso, i dati gli danno ragione: le sue squadre hanno sempre subito pochi infortuni.

La ciliegina sulla torta, Conte, la mette quando, interrompendo l’introduzione di una domanda su un febbraio difficile, dice, parafrasando:Quale febbraio, agosto è stato un mese difficile. Come a sottolineare che la situazione attuale, in fondo, è una bazzecola a confronto di un periodo dove ancora non aveva una squadra completa, distrutta dalle macerie della stagione precedente e per di più con calciatori che volevano scappare da Napoli. Per dovere di cronaca, il tecnico ha avuto la rosa completa dopo la prima giornata di campionato, quella persa contro il Verona.

Insomma, Conte ha solo una cosa in testa alla vigilia di Napoli-Inter: uscire dal Maradona soddisfatto di aver visto la sua squadra sudare anche l’ultima goccia per portare a casa il risultato. Poi, quel che sarà, si vedrà.

Se proprio si vuole trovare un neo alle parole di Conte, è quando dice: «Per questo ribatto con i calciatori dicendo gustiamoci questo momento, questa classifica ce la siamo meritata col lavoro». Occhio, il lavoro non è ancora finito.

Nota a margine: né Spalletti, né Garcia, né Mazzarri, né Calzona. Ci voleva Conte per dare un’identità al Raspadori calciatore. Seconda punta, trequartista o mezz’ala qualitativa. Niente di più e niente di meno. Tutto il resto significa fare un torto a lui e alla squadra.

 

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