Al Corsport: «Mi chiamò lo sceicco pregandomi di convincerlo ad andare. Ha rifiutato Real, Arsenal, United, due volte il Chelsea. Mi dà ancora del lei»

Giovanni Galeone imperversa sui giornali e sui media in generale. È giusto perché è un grande personaggio del football italiano, un po’ dimenticato dal punto di vista calcistico. Viene intervistato quasi sempre per Allegri cui è legato da un profondo rapporto di stima e di affetto.
Oggi a intervistarlo è Ivan Zazzaroni direttore del Corriere dello Sport che lo presenta così:
Ha compiuto 84 anni il 25 gennaio, è nel calcio da quasi 70. Da giocatore chiuse nell’Udinese ‘74. Trentatré le stagioni in panchina. Pescara e Perugia le più felici. Il Gale non gira mai a vuoto. «Sono vecchio» ripete riassaporando i giorni, gli attimi, gli incontri. Crede di sorprendermi quando dice: «Lo sai che Max mi dà ancora del lei?».
Per i più giovani l’84enne Giovanni Galeone non è soltanto un vecchio amico di Allegri ma una sorta di padre («lui e la Checca non hanno avuto figli» mi spiegò un giorno Max).
Tanti trascurano, o addirittura ignorano, i suoi trentatré anni di panchina, i tanti calciatori che ha formato, le promozioni, la zona alla Galeone, la propensione alla fantasia. Con questa chiacchierata mi piacerebbe restituirgli qualcosa di suo. «Avevo diciassette anni quando vinsi l’Europeo juniores. In squadra con me c’erano Albertosi, Salvadore, Bruno Bolchi, Corso. Mariolino Corso, capisci? L’anno dopo Facchetti. Giocammo in Bulgaria e in Lussemburgo. In finale battemmo l’Inghilterra di Bobby Charlton… Nell’Ungheria c’era un altro attaccante formidabile Flòrian Albert».
Galeone e la pigrizia di Allegri
In una scala da 1 a 10 quanto è pigro Allegri?
«Quando lavorò al Milan gli misero a disposizione un insegnante d’inglese per fare pratica tutti i giorni. Mai ascoltato, non ne aveva voglia».
Un limite notevole.
«Lo sceicco del Psg telefonò pregandomi di convincerlo ad andare. Tre, quattro anni di contratto, Max avrebbe dovuto crescere Motta che allenava le giovanili e in seguito sarebbe passato in prima squadra. Vai a Parigi, gli ripetevo. Vacci, mister, vincerai tutto».
E lui?
«“In Francia giocano a scapoli e ammogliati”. Che gli vuoi dire? Pensa che ha rifiutato il Chelsea due volte nello stesso anno, la seconda perché era appena morta sua mamma. Poi l’Arsenal dopo Wenger. Vedrai che si riprende, dicevo. Non si fidava del progetto. Anche il Manchester United e prima di tornare alla Juve, il Real Madrid».
La motivazione del no a Florentino?
«Non ci vado per rispetto nei confronti dei club ai quali ho detto no».
Pure bugiardo. Pigro e bugiardo.
«Ma allenatore straordinario. E un uomo leale, diretto. Sono stato fortunato».