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Lobotka: «Odio giocare contro l’Atalanta. Il mio sogno? Siamo in finale di Champions, è il 90esimo…»

A Dazn: «Da piccolo ero ala, segnavo tanti gol, facevo assist. Skriniar mi aveva detto che gli allenamenti con Conte erano molto duri»

Lobotka: «Odio giocare contro l’Atalanta. Il mio sogno? Siamo in finale di Champions, è il 90esimo…»
As Napoli 09/03/2025 - campionato di calcio serie A / Napoli-Fiorentina / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Stanislav Lobotka

Stanislav Lobotka si racconta in un’intervista a Dazn. Il centrocampista del Napoli ha parlato del lavoro che sta facendo con il tecnico Antonio Conte e di come vive la città partenopea.

Lobotka: «Dal primo giorno ho capito la personalità di Conte, non aveva ancora detto nulla e potevi già percepirla»

Quanto sei cambiato con Conte?

«Penso la mentalità e poi la fase difensiva. Difendevo anche prima, ma adesso lui mi ha mostrato meglio come fare, come cambiare gioco, devo giocare più avanti. Ci sono tante piccole cose. Prima che lui arrivasse, io sapevo che fosse un grande allenatore. L’avevo già sentito da Skriniar, quando lui era all’Inter: i suoi allenamenti sono molto duri! Mi ha dato molto, come spingere la mia mentalità e me stesso a un livello successivo. Perché io prima pensavo che un certo tipo di cose non potessi farle, ma quando è arrivato lui, mi ha spinto verso un altro livello».

C’è qualcosa che ti fa capire che Conte abbia la mentalità vincente?

«Sì, dal primo giorno in cui è arrivato, ho sentito che non era un allenatore come gli altri, per la sua personalità. Non aveva ancora detto nulla, era appena entrato nello spogliatoio ma potevi già percepire la sua personalità. E quando ho visto come ci allenavamo e come ci volesse far giocare, in quel momento mi sono detto “ok è il miglior allenatore che potevamo scegliere”. Quando abbiamo cominciato ad allenarci e abbiamo iniziato a correre, ho iniziato a capire ‘wow sarà dura questa stagione’, come lo è stato il ritiro, ma alla fine dico ‘ok ovunque lui sia andato ha vinto il campionato o altri titoli’. So che è difficile ma mi dico ‘ok, lui può portarmi ad un altro livello’. Sia dentro che fuori dal campo».

Le incursioni palla al piede:

Lobotka: «Questa caratteristica per me è molto importante, perché sono piccolo e cerco sempre di aiutare la squadra quando vedo lo spazio, mi ci butto. Ma adesso è un po’ più difficile perché dopo 2-3 anni che sono arrivato in Italia, le squadre mi conoscono e mi marcano. Quando sono arrivato era più facile perché non mi conoscevano, mi lasciavano giocare».

Quanti giocatori meglio di te nel tuo ruolo?

«Forse due o tre, ma gli allenatori preferiscono diversi tipi di giocatore. Alcuni preferiscono un play forte fisicamente, altri un play che crea più gioco. Penso di poter essere fra i migliori, forse in una top 5».

Hai sempre fatto il play difensivo?

«No, quando ero piccolo ero un’ala! Da piccolo segnavo tanti gol, facevo assist, ma quando ho iniziato ad essere sempre più grande, ho cominciato a spostarmi sempre più al centro per giocare e per toccare il pallone. E così mi hanno trasformato in un centrocampista».

Cosa significa vincere e cosa potete fare per rimanere a questo livello?

«È sempre bello vincere una volta, prima di tutto perché vuoi vincere sempre. Ma adesso è difficile ripetersi, una seconda volta. È qualcosa che voglio davvero, ma so che è molto difficile. Noi sappiamo che c’è ancora l’Atalanta, c’è ancora l’Inter. Loro giocano molto bene e quello che possiamo fare è solo spingere in ogni allenamento per dare al mister ciò che vuole fare in campo, semplicemente dando il meglio di noi stessi. Voglio davvero vincere, tutti vogliono vincere ma a volte la gente, quando siamo stati primi con 3-4 punti di vantaggio, volava già troppo alto».

Che rapporto hai con il Napoli e la città di Napoli?

Lobotka: «Mi piacciono tanto, club e città. Mi piace il modo di essere della gente di Napoli, sono sempre stato il benvenuto per loro qui. A volte c’è troppa passione, ma certo è il loro modo di essere. Ma mi piace anche questo lato, perché quando sono felici te lo mostrano. Come quando sono tristi. Ogni volta che vedo la gente felice, specialmente in questa città, penso sempre al giorno in cui abbiamo vinto lo scudetto. Quanto erano felici, quanto sono impazziti in quel momento. È un qualcosa che a noi dà energia, anche se ogni tanto possiamo sentirci stanchi. Ma quando arriviamo allo stadio e guardiamo là fuori, è qualcosa di meraviglioso».

Il tuo gioco d’anticipo ti rende rapido sui tackle, è l’aspetto migliore la riaggressione?

«Sì, sono migliorato da quando sono arrivato dalla Spagna perché lì si gioca un altro tipo di calcio. Loro non sono così bravi sulla tattica, ma lo sono con il pallone. Vogliono giocarlo sempre, e quando sono arrivato in Italia molte cose per me erano nuove. Qui si ama la tattica. E così anche il campionato è più difficile da affrontare. Se giochi contro l’Inter, o contro il Monza, non senti tanto la differenza».

C’è una squadra che ti fa soffrire?

«L’Atalanta. Odio davvero giocare contro di loro. Sono ovviamente una grande squadra, rispetto tutto, ma con il loro tipo di gioco uomo su uomo, a tutto campo, non mi lasciano un centimetro! È sempre una partita durissima contro di loro, ma anche contro non i top club o le migliori del campionato, ad esempio ti posso dire Venezia o Verona. Cercano sempre di bloccarmi e marcarmi stretto e per me non è facile».

Ora ti dico tre frasi e mi dici chi le ha dette: ‘Mi piace per come costruisce il gioco, non perde mai la palla e vorrei vederlo qui: è un giocatore che fa la differenza’:

Lobotka: «Un allenatore? Xavi?».

Seconda frase: ‘datemi Lobotka per favore, è un calciatore grandioso e mi fanno impazzire i giocatori così, ti fanno vincere la partita’:

«Fabregas».

Ti ha fatto piacere quando li hai sentiti?

«Sì, sono due fra i migliori di sempre nel mio ruolo, e quando sono loro a farti certi complimenti, è sempre una bella cosa».

‘Oggi sembrava Iniesta, è cinghialotto nel modo di fare ma prende campo e poi non lo recuperi più’:

«Spalletti?».

Quanto è cambiato il tuo gioco con la presenza di Lukaku?

«So che è un tipo di giocatore diverso rispetto ad altri, ne parlo spesso con lui durante gli allenamenti, e lo stesso mister vuole che giochiamo questo tipo di palla. So che Romelu è grande, è forte ed è molto difficile portargli via il pallone, così quando io ricevo palla, guardo sempre prima dov’è lui. E gli dico sempre ‘quando la palla sta arrivando a me, devi essere pronto, io posso dartela’.»

Guardi il calcio nel tuo tempo libero?

«Prima guardavo il Brighton quando lo allenava De Zerbi, mi piace tantissimo questo tipo di calcio in cui si gioca tanto il pallone, si tiene il possesso. Guardo poi il Barcellona quando gioca, perché c’è qualcosa nel loro gioco, lo stile, è un pochino diverso rispetto a quando c’era Xavi. Cerco sempre di guardare le partite, anche il Bologna che gioca contro il Lecce, voglio vedere come sono gli altri giocatori, guardo quelli che giocano nella mia posizione, se posso imparare qualcosa, oppure quando giochiamo contro studio il gioco delle altre squadre. Porto tanta attenzione, perché quando guardo il Barcellona e tutti questi grandi giocatori, che sono al massimo livello, cerco sempre di pensare ‘perché anche io non sono a quel livello? Cosa posso fare per migliorare?’».

Nel passato guardavi qualcuno con attenzione?

«Da piccolo ovviamente Xavi, Modric o Verratti quando giocava nel Psg. Sono questi i giocatori che mi piacciono nel mio ruolo».

Cosa puoi migliorare fuori dal campo?

Lobotka: «Sicuramente il mio italiano! Ci sto provando, sto migliorando, è vero che quando sono arrivato qui, i primi due anni, non ho imparato nulla. Ma adesso ci sto provando, mi sento più sicuro quando posso parlare in inglese ma l’anno prossimo farò anche interviste in italiano».

La tua giocata ideale?

«Finale di Champions League, è il 90’, siamo 1-1 e tra poco ci sono i supplementari. Ricevo palla e inizio a correre, gli avversari mi inseguono. Faccio un uno-due con l’attaccante, lui me la scarica e io calcio!».

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