A Repubblica: «All’antidoping con Diego dopo la finale Mondiale. Gli offrii la birra, il medico argentino disse “noooo”, pensava fosse dopata, allora la bevvi prima io»

Briegel: «Bagnoli entrò in stanza e disse: “Tu, domani, Maradona”. Vidi Garella e pensai: è il magazziniere»
Hans Peter Briegel intervistato da Repubblica, a firma Maurizio Crosetti. Sono quarant’anni dallo scudetto del Verona. E lui a ottobre ne compirà settanta. Fu uno dei calciatori simbolo di quella squadra.
Cos’eravate, voi di quella squadra?
«Una cosa sola. Ci telefoniamo ancora quasi ogni giorno, e se solo potessi farlo con Garella, con Claudione, ah… Per vincere non devi avere i fuoriclasse, ma i più uniti. Quell’anno andarono in campo soltanto 14 giocatori: non potrà succedere mai più».
Il Verona di Osvaldo Bagnoli.
«Parlava poco ma parlava giusto. Vigilia della prima partita, viene in camera e mi fa: “Tu, domani, Maradona”. Tre parole, e io rispondo con una: “Sì”. Poi esce senza salutare. La domenica marco Diego, faccio gol e vinciamo 3-1».
Cominciamo dal portiere.
«Primo allenamento, arrivo e vedo questo tizio pieno di vestiti anche se c’erano trenta gradi, con una pancia enorme. È il magazziniere, penso. E invece era il portiere: Garella, già. Una settimana dopo lo rivedo e avrà perso dieci chili, forse di più. Un’altra cosa: quella squadra era piena di ragazzi intelligenti».
Perché con Maradona eravate amici?
«Ma io veramente gli avrò parlato cinque volte in tutto. Però, senta:dopo la finale del Mondiale dell’86 a Città del Messico, ci sorteggiano per l’antidoping. Siccome Diego non riesce a fare pipì, io gli passo una birra e allora il medico dell’Argentina urla “nooo!”. Pensava fosse dopata. Allora ne bevo un sorso e poi la do a Maradona. Fino al 2002, ogni Natale mi arrivava a casa un suo biglietto d’auguri, li conservo tutti. Credo mi stimasse perché non lo picchiavo come invece facevano gli altri».
Ci parli di Juventus-Verona di Coppa dei Campioni a porte chiuse, 6 novembre 1985.
Briegel: «Diedero un rigore a loro per un mio fallo di mano del tutto involontario, e non ne diedero uno a noi, enorme, sempre per un mani, di Serena. L’arbitro era un francese, Wurtz, molto amico di Platini».
Le piace il calcio di oggi?
«A noi bastava che il prato fosse verde, anche quando era tutto scassato. Adesso, se è un po’ bagnato per la pioggia dicono che è pesantissimo. Ma la palla vola, la palla gira. E poi, troppi passaggi all’indietro, specialmente al portiere: mi annoio. Ogni tanto, però, il calcio antico si vendica.
L’Arminia Bielefeld, serie C, ha appena eliminato il Bayer Leverkusen in Coppa di Germania e giocherà la finale. E lo ha fatto con lanci lunghi e verticali, mentre quegli altri insistevano con i passaggini. Mi sono divertito».