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Capello: «Cassano mi imitava benissimo, alla Roma mi ha fatto infuriare per delle patatine fritte»

Alla Gazzetta: «Aveva ordinato le patatine fritte a tavola. Una ragazzata, ma io ero intransigente su queste cose. Mi spiace non aver salutato Sensi quando andai alla Juve»

Capello: «Cassano mi imitava benissimo, alla Roma mi ha fatto infuriare per delle patatine fritte»
Db Torino 25/05/2021 - partita del cuore / Nazionale Cantanti-Campioni per la Ricerca / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Fabio Capello

Fabio Capello è un doppio ex speciale di Roma-Juventus. Ha allenato entrambe le squadre che domani sera si sfideranno all’Olimpico. Alla Gazzetta ricorda alcuni aneddoti.

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Capello: «Mi spiace non aver salutato Sensi quando andai alla Juve»

Lei è passato dalla Roma alla Juventus prima da giocatore e poi da allenatore. Se ci ripensa?
«Mi viene in mente come arrivai alla panchina giallorossa. Un giorno incontro Gaucci, all’epoca presidente del Perugia: “Fabio, perché non vai ad allenare la Roma?” Gli dico che non ho il numero di Sensi e me lo dà subito lui. Poi con Sensi ci siamo trovati su tutto. Al di là dello scudetto, a Sensi sarò sempre grato per quando portò me e mia moglie a cena in Vaticano. Però…».

Però…
«Mi spiace non averlo salutato quando ho lasciato la Roma per andare ad allenare la Juventus. È successo tutto velocemente: non mi sentivo più felice in giallorosso e quando i bianconeri mi hanno chiamato ci siamo accordati da un giorno all’altro».

La sfida tra Roma e Juventus che ricorda meglio?
«Il 2-2 a Torino del maggio 2001, quello decisivo per la vittoria dello scudetto. Ricordo certe sensazioni di campo come avessimo giocato ieri: Totti era un po’ stanco e lo cambiai con Nakata. E poco prima avevo sostituito Delvecchio con Montella. Rischiai e andò bene: dal 2-0 per la Juve al 2-2 grazie ai gol del giapponese e di Vincenzo».

Legrottaglie ha raccontato: “Se a Tudor venivano i 5 minuti in allenamento, si toglieva la casacca e tornava negli spogliatoi da solo”.
«Era un ragazzo attento, professionale e anche un po’ particolare. Ma con me non si è mai permesso di lasciare il campo. Gli sarebbe costato troppo, anche a livello economico… (risata). Non sono molti quelli che mi hanno mancato di rispetto».

È stato Cassano il più duro da gestire?
«Antonio era un talento fantastico e avrebbe potuto giocare in tutte le migliori squadre del mondo, anche nella Juventus. Era solo un po’ lunatico e in certe giornate… Cassano mi imitava benissimo, era anche divertente. Quando mi ha fatto infuriare alla Roma non era quello il motivo».

Cioè?
«Aveva ordinato le patatine fritte a tavola. Una ragazzata, ma io ero intransigente su queste cose».

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