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Ganna: «Se ami la Roubaix vuol dire che c’è del sadismo dentro di te, è simile a un incontro di boxe»

A Sportweek: «Non vorrei mai essere stato nei panni di chi si è cimentato con l’Inferno per primo. Come mi rilasso? Aiuto mio padre in giardino, andare in bici è meno stancante»

Ganna: «Se ami la Roubaix vuol dire che c’è del sadismo dentro di te, è simile a un incontro di boxe»
Parigi (Francia) 27/07/2024 - Olimpiadi Parigi 2024 / cronometro individuale uomini / foto Imago/Image Sport nella foto: Filippo-Ganna ONLY ITALY

Fillippo Ganna è pronto per la Parigi-Roubaix, una delle cinque cosiddette classiche monumento. Per Ganna è come attraversale l’Inferno ma, puntualmente, ogni anno, si presenta ai nastri di partenza con l’obiettivo di vincerla. Nell’intervista a Sportweek ha anche confessato un piccolo sogno.

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In passato disse che è impossibile amare la Roubaix. La pensa ancora così?

«I sentimenti sono sempre un discorso soggettivo, nella vita e pure nel ciclismo. E vanno rispettati. Ma se ami la Roubaix vuol dire che c’è del sadismo dentro di te. Non puoi volere bene a una corsa per la quale, i giorni successivi, ha male ovunque. Le mani distrutte, il sedere lo stesso. C’è il fascino delle pietre, ed è notevole il pensiero che si faceva senza le tecnologie di oggi. Ma non vorrei mai essere stato nei panni di chi si è cimentato con l’Inferno… per primo».

Ad Harelbeke, l’abbiamo vista soffrire come forse mai prima, neppure quando stabilì il record dell’Ora e disse di aver desiderato di cadere nell’ultimo quarto d’ora per porre fine a una sorta di supplizio. Ci racconta quei momenti?

«Credo di aver sbagliato qualcosa anche nell’alimentazione, fatto sta che nel guardare davanti la strada mi appariva sfocata e, dunque, preferivo concentrarmi sulla linea bianca della carreggiata… In questo sport bisogna convincere con il dolore, sopportarlo, cercare di superarlo».

E Pogacar? «Quale corsa non può vincere? Se ha deciso di provarci pure con la Roubaix, non penso proprio che venga solo per partecipare…».

Ganna spiega meglio la metafora secondo cui la Roubaix è come un incontro di boxe:

«Qualcuno ha detto che è come stare in una lavatrice, io sostengo che è simile al ricevere dei pugni. I primi fanno male, poi, via via, per i successivi non è tanto peggio. A quel punto “mantieni”, se così si può dire, nel senso che cerchi di resistere. Cerchi di arrivare in fondo e ottenere il miglior risultato possibile».

«A volte penso che se vincessi una volta Roubaix, poi potrei anche non correrla più. Però poi penso pure: vuoi mettere la soddisfazione di presentarsi al via l’anno successivo con il numero uno?», continua Ganna.

Come riesce a rilassarsi?
«Per esempio, prima della Tirreno-Adriatico, ho aiutato mio padre con i lavori in giardino, in particolare a fare la legna. Fare una distanza in bici è meno stancante e poi ho dovuto chiedere al mio massaggiatore Piero Baffi di sistemarmi i muscoli…Subito dopo il Fiandre, è previsto che salga in Belgio per un paio di giorni la mia fidanzata Rachele. Sembra poco, invece è molto importante».

Un rito particolare nei giorni che precedono una gara così importante?
«Non penso di averne… anzi forse uno sì, cioè quello di lavare l’auto se alla corsa devo arrivare con la macchina. Ma non è il caso della Roubaix, e meno male!».

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