Alla Gazzetta: «Mi ha fatto soffrire la superficialità, a volte malafede, con cui hanno trattato la vicenda»

Umberto Ferrara ha deciso di parlare sulla vicenda Sinner e sulla positività al clostebol. L’ex preparatore atletico di Sinner aveva portato in America lo spray (non la pomata) che poi, usato dal fisioterapista Giacomo Naldi, aveva contaminato Sinner durante il torneo di Indian Wells 2024. Oggi Ferrara racconta alla Gazzetta:
«Era giusto attendere la pronuncia degli organi competenti, che non mette in dubbio il mio operato. Ho subito un grave danno alla mia reputazione personale e professionale. Tutti hanno letto articoli o commenti che riportavano i fatti in maniera non conforme a quanto accertato dal Tribunale Indipendente con la sentenza del 19 agosto».
«Lo utilizzo da anni in quanto prescritto dal medico specialista quale farmaco di supporto per una patologia cronica. Ero perfettamente consapevole del divieto e l’ho sempre custodito con massima cautela, nel mio beauty personale», continua Ferrara.
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Perché portò lo spray in Usa?
«Perché mi sarebbe potuto servire per la patologia e per averlo a disposizione, essendo all’estero».
Perché lo consegnò a Naldi? E cosa gli disse?
«Non ho consegnato nulla a Naldi, gliene ho suggerito l’utilizzo poiché aveva un taglio a un dito che non cicatrizzava e rendeva complicato il suo lavoro. Fui molto chiaro nel comunicare a Naldi la natura del prodotto e la necessità che per nessuna ragione dovesse entrare in contatto con Jannik. Infatti ne ho consentito l’uso solo all’interno del mio bagno personale. Naldi non ha negato di essere stato informato, ma ha detto di non ricordare».
Prima della comunicazione della positività, ebbe il sospetto che Naldi avesse trattato Sinner senza guanti, o comunque senza essersi lavato le mani, subito dopo aver usato quello spray?
«Assolutamente no, proprio per gli avvertimenti che gli avevo fornito e per le sue competenze».
La reazione alla notizia della positività?
«Incredulità e stupore. Sentendo parlare di clostebol, il collegamento con il Trofodermin è stato immediato. In poche ore abbiamo ricostruito i passaggi che hanno portato alla contaminazione di Jannik e ho fornito le prove dell’acquisto dello spray presso una farmacia di Bologna».
L’International Tennis Integrity Agency (ITIA) ha dichiarato che “nel caso Sinner non era giustificato perseguire nessuno del suo entourage. Non c’è stata alcuna violazione delle regole del programma antidoping”. Questa assoluzione la rincuora?
«Assolutamente sì. Ho trovato molto equilibrate le dichiarazioni e ho apprezzato il fatto che ITIA abbia chiarito di aver fondato le valutazioni sulla base di una consulenza resa da un team legale».
Nel suo comportamento c’è stata qualche leggerezza o rifarebbe tutto? E qual è l’aspetto che l’ha fatta più soffrire?
«Con il senno di poi è facile dire che non rifarei le stesse cose. Sicuramente, non farei più affidamento sul comportamento altrui. Mi ha fatto soffrire la superficialità, a volte aggravata dalla malafede, con cui molte persone hanno trattato la mia posizione all’interno della vicenda».
Cosa si sente di dire lei su Jannik?
«Nonostante i suoi 23 anni ha mostrato una maturità nell’affrontare la vicenda fuori dal comune, secondo me sostenuta dalla corretta convinzione di essere nel giusto. Ha un’etica del lavoro e una dedizione speciali, questo approccio lo porta ad alzare continuamente l’asticella. Lavorare con Jannik è gratificante e stimolante. L’ultima volta ci siamo visti a Doha e ci siamo salutati. Ho sofferto molto per la chiusura del rapporto, ma ero consapevole potesse essere uno dei possibili epiloghi».
Adesso lei sta seguendo Berrettini. L’hanno sorpresa alcune critiche a Matteo per aver deciso di avvalersi della sua collaborazione?
«Assolutamente no, dal momento che le critiche sono pervenute da quelle stesse persone (giornalisti e non solo) che hanno trattato con superficialità la vicenda. Matteo si è documentato e ha preso le decisioni che ha ritenuto migliori».
Prima di accettare la proposta di Berrettini aveva ricevuto altre offerte dalla Federazione e da giocatori di livello buono o ottimo. La stima dell’ambiente è stata una medicina preziosa?
«Fondamentale: ho sentito la vicinanza dell’ambiente tennis. Allenatori, giocatori, preparatori, manager mi hanno manifestato la loro stima».
Si è sentito un po’ demonizzato?
«Sì, molto. Ho dovuto constatare che qualcuno ha scelto di attaccare la mia persona, riportando fatti e circostanze in modo superficiale, ignorando deliberatamente il contenuto della sentenza del Tribunale Indipendente, che ha ben determinato dinamiche e responsabilità individuali».