Un inglese naturalizzato scozzese, diventato napoletano. Uno che per giocare nella nazionale scozzese ha fatto l’esame di letteratura con una tesina sul Macbeth

McTominay, bentornato Scott il Braveheart dei giorni nostri
Scott il rosso, un inglese naturalizzato scozzese, diventato napoletano. È bastata l’influenza di domenica scorsa per ricordarci quanto ormai non possiamo farne a meno. Uno con le guance rosse da ragazzo di paese di montagna degli anni 80 alla Cristian Ghedina, sano, ingenuo, tutto preso dalla scoperta del mondo. Uno a metà tra Alfa Alfa di Simpatiche canaglie e Pippi Calzalunghe, uno che ancora arrossisce con quella faccia da bambino discolo, vivaddio, e chi se ne importa se lo fa perché emozionato per i sessantamila del Maradona o perché affaticato per la corsa instancabile o perché con ancora in circolo qualche traccia delle pinte di birra scura della sera prima. Scott, uno che corre tanto e tanto veloce, alla Varenne ma con quella corsa quasi calciata in avanti, come un Unicorno che si tuffa nel mare di Castel Volturno dopo una lunga galoppata, direttamente dal campo di allenamento al bagnasciuga.
Uno che se dovesse tornare a Glasgow non potrà che giocare nel Celtic, il Napoli di Scozia. Uno che mi piace immaginare abbia la voce roca e graffiante di Rod Stewart e l’elegante carisma del David Byrne di This must be the place e magari un giorno sarà anche lui, come David, nei ringraziamenti di Paolo Sorrentino al suo secondo Oscar. Uno che ci ha fatto rimuovere i Dalglish, i Souness e i Joe Jordan della nostra infanzia.
Uno che di nome fa Scott Francis (McTominay) e non Francis Scott (Fitzgerald) perché nomen omen e lui è proprio il contrario del Grande Gatsby: Scott, il Braveheart dei giorni nostri.
Scott, uno che per giocare nella nazionale scozzese ha fatto l’esame di letteratura con una tesina sul Macbeth e sul suo monologo finale, Domani e domani, e domani nella interpretazione di Sean Connery in un scantinato del West End nella Londra di fine anni ‘50, capendone appieno il senso ed applicandolo al calcio: tra il rumore e il furore solo la vanità della vita.
Bentornato Scott