Su Instagram il portiere della Juventus non ce l’ha fatta a non rispondere alle due pagine di vuoto pneumatico del pensiero dell’ex tecnico bianconero

Perin risponde all’intervista lunare di Thiago Motta: «Ciascuno è artefice del proprio destino»
Mattia Perin non ce l’ha fatta. E con una storia allusiva su Instagram ha reagito all’intervista che il suo ex allenatore, Thiago Motta, ha rilasciato a Walter Veltroni per il Corriere della Sera.
Il portiere della Juventus, che dentro lo spogliatoio gode di ottima fiducia, ha pubblicato una storia Instagram con un messaggio poco criptico. Perin è uno dei veterani della squadra, forse l’unico superstite insieme a Locatelli, ragion per cui le sue parole dentro lo spogliatoio hanno un peso non indifferente.
Su Instagram ha scritto in latino: “Faber est suae quisque fortunae”. In altri termini, “ciascuno è artefice del proprio destino”.
Motta sul Corriere ha proseguito nella sua incomunicabilità e ha riempito due pagine del suo nulla.

Screen storia Instagram dal profilo di Mattia Perin
Motta: «Ho ascoltato non critiche tecniche, ma attacchi personali. Un modo di agire arrogante e indecente»
Walter Veltroni ha intervistato Thiago Motta per il Corriere della Sera. L’ex tecnico della Juventus commenta l’esonero dal suo punto di vista e smentisce ogni possibile rottura con il gruppo squadra e dirigenza.
È vero che Motta non aveva un rapporto di empatia con i giocatori, anzi li aveva contro?
«Queste sono le cose che mi danno fastidio, perché mi possono criticare come allenatore per le mie scelte e questo ovviamente l’accetto. Ma chi dice che io avevo lo spogliatoio contro è un bugiardo. Sono cose inaccettabili, non è vero. Mai nessuno con cui ho lavorato, in carriera, ha detto pubblicamente di avere avuto problemi con me. Alla Juve avevo un ottimo rapporto con tutti i miei giocatori dal punto di vista professionale e umano. Un rapporto basato sul rispetto, sulla chiarezza. Poi è normale che chi gioca meno possa essere meno contento. Sono stato anche io calciatore, e quando non giocavo non ero certo contento.
Ma ho sempre rispettato le decisioni del tecnico, e così è stato con i giocatori della Juve. Credo di aver dimostrato che chi non gioca oggi può farlo in seguito, in relazione al suo stato di forma, a come si allena. Ho dovuto ascoltare in questo periodo non critiche tecniche, sempre da tener di conto, ma attacchi personali. Questo modo di agire nell’ombra lo trovo arrogante e indecente perché il rapporto con i miei giocatori e con la squadra era ottimo e questi ragazzi hanno sempre dato tutto, hanno fatto sempre il massimo. Delle volte abbiamo vinto, delle altre no. Giudicarmi come allenatore, criticare le mie scelte di campo, di giocatori, di tattica, tutto quello che ha che fare con il calcio lo accetto e lo accetterò sempre. E anzi sono analisi che aiutano a crescere. Però non accetto gli attacchi personali fondati su maldicenze».
È vero che Thiago Motta ha un cattivo carattere?
«No, anzi. Sono una persona onesta, diretta, mi piace dire le cose davanti, non creare sotterfugi, intrighi o pettegolezzi. Quando devo affrontare una situazione sia con una persona che lavora nel club, sia con un giocatore, preferisco discutere faccia a faccia. Con i giocatori parlo a livello individuale o a livello collettivo quando penso di dover dire cose importanti per tutti. E poi mi piace scherzare e condividere anche momenti più leggeri con i giocatori. Non sono un allenatore che si mette a urlare contro un giocatore o a fare gesti plateali durante la partita. Ho imparato da Van Gaal che le partite si preparano in settimana, lavorando sodo.
Io sono stato dentro al campo e questo è il mio modo di vedere. Lo dico rispettando gli altri, ognuno fa come crede. Io penso, perché sono stato giocatore, che il momento della partita è il momento del protagonista, che è il calciatore. È la responsabilità del giocatore e lo dobbiamo lasciare il più tranquillo possibile in quel momento, perché lui sia sereno e possa fare bene il suo lavoro. So che non è facile per loro, perché soprattutto quelli che giocano saranno sempre giudicati bene o male, e in due o tre giorni si può passare da essere un fenomeno a essere uno scarto e questo non è facile da gestire. Io sono lì per aiutarli, non per creare più problemi. E per farlo conosco un solo modo: essere onesto e sincero».