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Scaroni: «Il nuovo ds? Molti nomi non escono da noi: forse sono autocandidature diffuse da chi vuol venire al Milan»

Alla Gazzetta: «Furlani e Ibra vanno d’amore e d’accordo, Ibra resterà. Processo agli ultrà? Noi, Inter e Lega calcio uniti contro fenomeni che hanno dato discredito alle nostre realtà»

Scaroni: «Il nuovo ds? Molti nomi non escono da noi: forse sono autocandidature diffuse da chi vuol venire al Milan»
Db Milano 23/09/2018 - campionato di calcio serie A / Milan-Atalanta / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Paolo Scaroni

Il presidente Paolo Scaroni cerca di mettere ordine in quel caos che è il Milan. Il club da lui presieduto è al centro di tante voci, tutte diverse, su allenatori, direttori sportivi e mercato. Alla Gazzetta Scaroni racconta come stanno le cose.

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Scaroni: «Furlani e Ibra vanno d’amore e d’accordo»

Presidente, cosa si sente di dire ai tifosi che vedono il club alle prese con l’ennesima ricostruzione?
«Che certo questa è una stagione che ci lascia l’amaro in bocca, vale per tutti e in particolare per me che ho sempre detto che raggiungere la Champions fosse un traguardo obbligato. Oggi che la vediamo lontana non possiamo essere soddisfatti, però c’è anche qualcosa di positivo: abbiamo portato a casa un trofeo battendo due squadre importanti, siamo in corsa per la Coppa Italia. Non ci basta, ovvio, ma posso promettere il massimo impegno di tutti perché la prossima stagione sia di soddisfazione. Siamo già al lavoro».

La ricostruzione passa da un rafforzamento della società, e quindi dal colmare il ruolo fin qui scoperto del direttore sportivo. Tra candidature arrivate e tramontate ci aiuta a fare chiarezza?
«Come dicevo, non siamo soddisfatti dei risultati sportivi. Siamo stati molto attivi sul mercato, nessuno ha preso tanti giocatori quanto noi, ora vogliamo rafforzarci anche nella dirigenza. Non entro nel merito dei singoli nomi, osservo solo che ne leggo molti che non escono da noi: mi viene il dubbio che siano autocandidature diffuse da chi vuol venire al Milan».

Un’altra cosa che si dice del Milan è che vi siano divisioni tra l’ad Furlani e il superconsulente Ibrahimovic. E che non ci sia chiarezza sul chi fa cosa. La risposta di Scaroni:
«Guardi, io li vedo lavorare assieme a Casa Milan e vanno d’amore e d’accordo. I ruoli sono chiari: Ibra è parte del management di RedBird ed è “prestato” al Milan. È stato criticato per essere stato assente, ma era malato. Mi ripeto: è un valore aggiunto. È stato un campione in campo e lo è anche fuori, sicuramente resterà in questo progetto. Ma voglio insistere su un concetto: le persone sono importanti, ma il Milan viene prima di tutto. E ne siamo tutti consapevoli».

Per fare il salto di qualità serve uno stadio all’altezza: è ottimista che possa essere la volta buona per il nuovo San Siro?
«Devo dire che sì, lo sono. E sa perché? Perché non è più solo il progetto di Inter e Milan, ma anche il progetto dell’amministrazione comunale. Dopo sei anni spesi in prima persona su questo tema non posso che apprezzare questa larga condivisione. Sul progetto noi e l’Inter viaggiamo allineati perché abbiamo esigenze simili, lo stesso numero di presenze allo stadio, le stesse necessità di avere posti premium adeguati alle esigenze delle aziende, che ci permettono anche di tenere prezzi accessibili per tutti gli altri. Ora c’è la volontà comune di costruire uno stadio bellissimo, finalmente all’altezza della città di Milano. E, mi faccia aggiungere, che ci consenta di avere un ambiente per famiglie, accessibile a tutti e al sicuro da infiltrazioni criminali».

Inter e Milan si sono costituite parte civile nel processo agli ultrà.
«Certo, noi, con l’Inter e la Lega calcio, siamo uniti anche nel voler porre fine a certi fenomeni che hanno dato discredito alle nostre realtà».

I motivi che rendono il campionato italiano meno competitivo. Quali sono?
«Quello degli stadi è forse il più facilmente risolvibile. Poi il tema delle scommesse sportive: in tre anni la raccolta è cresciuta di quasi 30 volte eppure il calcio non riceve nulla. Infine la pirateria: c’è una legge estremamente moderna che però viene applicata solo verso chi organizza la truffa ma non verso l’utente. Chi usa il pezzotto non si rende conto che sta facendo un danno alla sua squadra: parafrasando Kennedy il tifoso non deve chiedersi solo cosa la sua squadra può fare per lui ma anche cosa lui può fare per la sua squadra».

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