È un rapporto tra professionisti. Professionali sono i sei milioni che guadagna al Napoli. Professionali saranno le offerte che riceverà. Il resto è fuffa

Le bugie e i professionisti
Nello stranissimo universo del calciomercato, lo sappiamo, esistono regole e codici che altrove risulterebbero semplicemente ridicoli. Le pagine dei giornali e dei siti internet, per esempio, sono un enorme contenitore di bugie. Nel senso che tutti, chi le scrive come chi le legge, preferiscono tessere intrighi e lanciare ipotesi piuttosto che dire/sapere le cose come stanno veramente. Non c’è niente di nuovo o di strano, questo è il gioco delle parti e dei media, ci mancherebbe altro. Solo che a volte la realtà è decisamente più semplice, si può dire anche che sia elementare, rispetto al modo in cui viene raccontata.
Prendiamo la storia – professionale, non certo una storia d’amore – tra Antonio Conte e il Napoli. Da giorni, anzi da settimane, si rincorrono delle voci su una possibile separazione a fine anno. Voci che lo stesso Conte non ha mai smentito in maniera diretta e quindi inequivocabile (il Napolista ne ha scritto per primo, un mese fa). È chiaro che una sua smentita non sarebbe servita, non avrebbe portato a qualcosa di concreto, le speculazioni degli insider e di tanti sedicenti esperti di mercato sarebbero proseguite comunque.
In ogni caso, però, resta il fatto che l’allenatore del Napoli non ha mai detto che resterà tale anche per la prossima stagione. Da qui si sono originate tutta una serie di congetture, di spiegazioni teoriche, di vere e proprie ricostruzioni storiche in merito a una presunta rottura con Aurelio De Laurentiis. È esattamente in questo punto che la vicenda si fa assurda, fuori dal mondo. Lunare, viene da dire.
Il Napoli non è il Real Madrid (ma neanche l’Inter o la Juventus)
Prima, non a caso, abbiamo parlato di storia professionale. È stata una scelta terminologica significativa, nel senso che l’intera impalcatura di questo ragionamento si fonda su questa convinzione/certezza. Sull’idea, cioè, che il rapporto lavorativo tra Antonio Conte e il Napoli sia esattamente questo: un rapporto professionale, quindi stipulato senza imposizioni e su basi di reciproca convenienza. Nell’accordo siglato a giugno scorso, dunque, c’entrano niente la passionalità della piazza e del pubblico, c’entrano poco anche i progetti tecnici. Come avviene sempre, sempre, sempre nel mondo del calcio e in qualsiasi altro ambiente di lavoro, è essenzialmente una questione di incastri, prima economici e poi di rapporti. Certo, naturalmente anche nel calcio esistono delle eccezioni, ma sono casi estremi come quelli di Totti, Zanetti, Del Piero e di pochissimi altri giocatori contemporanei. Non a caso, viene da dire, gli allenatori sono del tutto esclusi da certe dinamiche.
In virtù di questa condizione, ciò che è davvero lunare è pensare che Conte possa lasciare Napoli perché, in ordine casuale, sia rimasto deluso dal mercato di gennaio, sia stanco del rapporto con De Laurentiis, sia scontento delle strutture e/o dei mancati investimenti del suo club nel centro sportivo. Bene o male, a pensarci bene, sono tutte cose che Conte avrebbe potuto/dovuto sapere o comunque mettere in conto quando ha firmato un contratto con il Napoli. Perché De Laurentiis è De Laurentiis, perché il Napoli è il Napoli e non è il Real Madrid. Ma nemmeno l’Inter o la Juventus.
Al massimo, se proprio vogliamo credere/pensare che Conte sia stato così “ingenuo” da arrivare a sentirsi tradito per alcune promesse non mantenute, sarebbe giusto dire che le motivazioni di cui sopra – quelle che stanno iniziando a fare capolino sui giornali e sui siti internet che parlano di Napoli – potrebbero essere considerate come delle concause. Come degli ulteriori incentivi all’esodo, vale a dire all’eventuale addio.
Chi potrebbe tentare Conte
A pensarci bene, quindi, la verità è – e quindi sarebbe – un’altra: l’eventuale addio di Conte al Napoli è strettamente e inevitabilmente legato all’approdo in un altro club. Per la precisione, stiamo parlando della Juventus. O al massimo del Milan. È una lettura molto semplice, a dir la verità. Ma semplice non significa sbagliata. Perché bisogna partire dal presupposto che Conte ha accettato l’offerta del Napoli per rilanciarlo e per rilanciarsi, per rimettere il Napoli e se stesso al centro del discorso calcistico. Per dare, ma anche per prendere. Lo ha fatto, lo sta facendo benissimo: la corsa degli azzurri verso lo scudetto è dovuto al suo grande lavoro come alla qualità del gruppo che gestisce, che gli è stato affidato. E in fondo gli obiettivi condivisi con De Laurentiis erano proprio questi: valorizzare di nuovo il parco giocatori, trasformare di nuovo il Napoli in un grande club.
Un grande club che, per tante ragioni, ha un budget e dei margini di crescita contenuti, che ha già fatto uno sforzo importante per assumerlo e per garantirgli uno stipendio elevato, che ha investito cifre importanti nell’ultimo mercato estivo, che ha grande liquidità ma anche un fatturato volatile, e allora è complicato pensare che possa essere più di una contender per le prime posizioni della classifica di Serie A. In fondo, se ci fermiamo un attimo a riflettere, scopriamo che anche i sei milioni a stagione garantiti a Conte sono un’eccezione, un’escursione temporanea fuori dalla politica del Napoli.
Accettare questa realtà, questo stato delle cose quantomeno a breve termine, è il primo passo necessario per comprendere il senso dell’eventuale addio di Conte. Il quale, molto semplicemente, lascerà il Napoli quando gli si manifesterà un’opportunità migliore. E la Juve o anche il Milan, come detto, potrebbero dargli questa opportunità. Perché potrebbero offrirgli un contratto (ancora) più ricco, innanzitutto. Ma poi perché sono la Juventus e il Milan, due club con una storia, una ricchezza – anche solo potenziale, non importa – e quindi delle ambizioni inevitabilmente superiori a quelle del Napoli.
Juve e Milan restano Juve e Milan
Il fatto che Juve e Milan finiranno il campionato di Serie A alle spalle del Napoli non cambia il senso di questo discorso. Anzi, paradossalmente lo rafforza: sono già arrivate e arriveranno dietro agli azzurri, ma comunque si tratta di due società che, nella percezione comune, partono davanti. E sarà così anche se avranno una rosa di qualità inferiore, anche se non dovessero partecipare alla prossima Champions League. Che piaccia o meno, certe gerarchie affondano le loro radici e poi si riverberano nella storia, sono difficili da scalfire. Per modificarle occorrono anni e anni di investimenti, di vittorie, di crescita corporativa. Serve operare come ha ha fatto il Manchester City nei confronti del Manchester United, tanto per fare un esempio. E pensate che, per alcuni, l’inversione dei poli avvenuta nella seconda città d’Inghilterra non si è ancora completata del tutto.
Il Napoli ha il compito/dovere di provare a cambiare questa condizione di partenza, ma ora come ora non ha ancora voluto/potuto agire come il Man City. Sta vivendo il periodo più florido e continuo della sua storia, ha vinto il terzo scudetto, ma non è ancora abbastanza. Dopotutto, sembra anche banale dirlo, Aurelio De Laurentiis non è un emiro. E allora bisogna mettere in conto che l’allenatore della squadra di Aurelio De Laurentiis possa farsi tentare da un’eventuale offerta in arrivo da Juve e/o Milan.
Nel caso in cui la proposta in questione arrivasse dalla Juventus, poi, per Conte subentrerebbero tanti altri aspetti che, in qualche modo, gli consiglierebbero di accettare. Parliamo di aspetti emotivi, familiari e quindi persino logistici, e non citiamo – volutamente – quella che è sempre stata la sua appartenenza dichiarata. Vogliamo essere coerenti fino in fondo, anche perché parliamo di un tecnico che ha guidato prima l’Inter e poi il Napoli, di un professionista che sceglie cosa fare e lavora sempre con la testa, mai con il cuore. Come dire: siamo rimasti e vogliamo rimanere nell’ambito e nell’ottica della vicenda contrattuale e lavorativa, senza scomodare questioni di tifo.
La legittimità del professionista
Insomma, per liofilizzare il tutto in poche frasi: Conte e il Napoli si sono già presi e dati tutto ciò che potevano, a maggior ragione se dovesse arrivare uno scudetto che è ancora possibile. Il Milan e soprattutto la Juventus, invece, potrebbero dare a Conte degli stimoli e degli obiettivi nuovi, più ricchi, soprattutto se proiettati a medio-lungo termine. E allora bisognerebbe dire questo, bisognerebbe sottolineare come questi discorsi inizieranno e quindi arriveranno molto prima di quello che potrà far il Napoli. Di quello che il Napoli potrà offrire o garantire ad Antonio Conte.
A sua volta, in assoluta legittimità, Antonio Conte potrà/dovrà però muoversi da professionista, decidere da professionista, parlare da professionista e quindi accettare le eventuali critiche che gli pioveranno addosso in caso di addio. Anche quelle sono e saranno legate al suo status di professionista, un professionista che però opera nello stranissimo universo del calciomercato. Dove, lo sappiamo, esistono regole e codici che altrove risulterebbero semplicemente ridicoli. Dove le bugie piacciono a tutti, legittimamente, ma restano quello che sono: il contrario della verità.