Ai canali del club: «Voglio ritrovarmi e aiutare soprattutto il Cagliari. Non vedo l’ora di iniziare».

Il centrocampista del Cagliari, Jakub Jankto, si è presentato ai microfoni ufficiali dei canali ufficiali del club:
«Le prime sensazioni sono veramente ottime, ho trovato uno splendido gruppo. Lo staff lo conosco dai tempi della Sampdoria, lavoriamo veramente duro, anche con questo caldo. Sono 40-42 gradi e facciamo allenamenti doppi, che servono a ritrovare il ritmo a cui siamo abituati».
Ha visto le partite del Cagliari la scorsa stagione? Jankto:
«Ho seguito tutta la stagione. Dopo l’arrivo di Ranieri ovviamente mi interessava un po’ di più… Ha fatto una stagione incredibile, portando la squadra ai playoff dal 10° posto credo e poi ottenendo la promozione in A. La stagione è stata grandissima, ma questo è un nuovo anno e dovremo lavorare molto bene. La Serie A ha ritmi più veloci, dovremo essere preparati per ottenere la salvezza, che resta il primo obiettivo».
Come si trova al Cagliari? Jankto:
«Per me, soprattutto dopo quello che ho fatto a febbraio, non sono state settimane splendide per me. Mi trovo meglio piano piano, questi primi giorni qui mi sono trovato benissimo con Ranieri e lo staff, che conosco veramente molto bene dato che ci ho fatto due stagioni molto positive. Voglio ritrovarmi e aiutare soprattutto il Cagliari. Dobbiamo lottare per i nostri tifosi, mi ricordo che qua è tosta giocare, lo stadio è veramente difficile, le tribune sono attaccate al campo e i tifosi spingono la squadra. Non vedo l’ora di iniziare».
Quali sono le sue peculiarità? Jankto:
«Il mio vantaggio è che non gioco solo in una posizione. Posso fare l’esterno in un 4-4-2, il centrocampista in un 4-3-1-2 oppure, durante la partita, magari quando sei in 10, posso fare l’esterno a sinistro in un centrocampo a 5. Ci sono due o tre ruoli dove posso giocare, è un qualcosa che posso dare alla squadra. Poi ho un bel cross, tiro spesso, voglio attaccare la porta, arrivo sempre sul secondo palo. Voglio ritrovare gol e assist per aiutare la squadra».
Che cosa prova a giocare in Nazionale?
«Quando giochi per il tuo Paese sono sensazioni uniche. Quando avrò 40, 50 o 60 anni e sarò vecchio me le ricorderò sempre. Ma anche quello che provo con i club: giocare in Serie A significa giocare in uno dei livelli più alti possibili. Sto dando tutto in ogni partita, sempre».
Con chi avrebbe voluto giocare? Jankto:
«Ci sono giocatori come Rosicky o Nedved con cui non ho potuto giocare perché ero troppo giovane. Avevamo una generazione unica, hanno giocato un calcio splendido. Mi ricordo un Europeo nel 2004 che potevamo vincerlo, poi è successo quello che è successo. La Grecia ha fatto un Europeo che non rifarà nei prossimi 200 anni. Adesso in Repubblica Ceca c’è una generazione interessante, poi dipenderà da noi».
Come sono andati questi ultimi anni? Jankto:
«Quando sono arrivato al Getafe ho giocato le prime 6-7 gare, poi ho avuto un infortunio grave in cui ho rotto la caviglia sinistra e sono stato fuori 4-5 mesi. Poi è difficile trovare a marzo e aprile la stessa forma di prima. Anno scorso con tutte le cose che sono successe… Voglio solo pensare al futuro. Ho 27 anni, ho altri, speriamo, 6-7 anni dove posso fare veramente bene e dopo questi primi 10 giorni posso dire che mi sento meglio giorno dopo giorno. La condizione non è quella che sarà in campionato, dobbiamo preoccuparci per noi stessi e per la squadra, prepararsi e fare il meglio che possiamo».
Che pensa del calcio italiano? Jankto:
«Conosco perfettamente la A, sono anche più esperto di 5-6 anni fa. Ho trovato giocatori come Lapadula, Pavoletti, che sanno veramente bene come si gioca in A, come si affrontano le partite difficili, come si gestisce la palla. Penso che possiamo fare veramente un bel campionato, ma dobbiamo stare sul pezzo e lavorare ogni giorno al massimo. Voglio ringraziare tutti i tifosi che mi hanno all’aeroporto, voglio ringrazire tutti quelli che mi hanno scritto e mi hanno supportato. Sono un tipo che rimane spesso in casa, non vado in spiaggia frequentemente, sono troppo bianco. Ero stato solo una volta a Cagliari, sono qui soprattutto per giocare a calcio e salvare la squadra. Sono questi i miei obiettivi».