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Tristezza ma dignità, l’undicesimo pareggio ha la stessa faccia di Calzona (Corbo)

I complimenti del presidente portano il Napoli fuori da un clima impossibile. Ora per lui sarà più facile valutare e ricostruire

Tristezza ma dignità, l’undicesimo pareggio ha la stessa faccia di Calzona (Corbo)
Ci Napoli 21/02/2024 - Champions League / Napoli-Barcellona / foto Carmelo Imbesi/Image Sport nella foto: Francesco Calzona

Tristezza ma dignità, l’undicesimo pareggio ha la stessa faccia di Calzona. Lo scrive Antonio Corbo sull’edizione napoletana di Repubblica.

Ecco cosa scrive:

Tristezza ma dignità, l’undicesimo pareggio ha la stessa faccia di Calzona.

A 4 partite dalla fine ed a 5 punti dalla Lazio settima vede l’Europa lontana, ma ha rimesso in piedi con terapia d’urgenza una squadra che solo una settimana fa era ferma, stesa, finita.

I complimenti del presidente la portano fuori da un clima impossibile. Sarà più facile valutare e ricostruire per De Laurentiis. Ha sempre dato a se stesso tutte le responsabilità di un disastro tecnico senza precedenti, non si ricorda a memoria d’uomo il crollo di una squadra campione d’Italia in così poco tempo, 33 punti persi in 34 partite.
L’infelice ripetersi di errori decisivi da parte di Juan Jesus quest’anno, nell’ambito di partite solo a tratti quasi sufficienti, riapre uno stucchevole dibattito. Sostituire il maestoso Kim con il discusso Natan o ricorrere allo sfortunato brasiliano sono la perfida combinazione di uno stesso destino. Come è stato possibile in due costosi mercati non colmare la voragine al centro della difesa?

PAGELLE NAPOLISTE DI CALZONA E DI JUAN JESUS (SI PARLA DI CALZONA)

CALZONA. E’ una bravissima persona, Calzona detto il Terzo, ma nemmeno con lui il Napoli è riuscito a raddrizzare una stagione nata malissimo, non male. Oggi ha senza dubbio sbagliato i cambi, tranne quello di Ngonge, ma il nodo non è questo, è complessivo. Che almeno il redde rationem di fine campionato faccia chiarezza sui clan nello spogliatoio e separi evangelicamente le pecore buone dai capri cattivi. Non solo. Lo strombazzato arrivo di Conte o di qualunque altro allenatore non ideologico estirpi una volta per tutte la pianta ormai appassita e senza frutto del quattro tre tre. Tutto questo ovviamente sempre che il Duce Aurelio rinsavisca. Speriamo – 5

Cambi privi di senso e un harakiri con Ostigard messo in campo su corner contro. Il Napoli gioca meglio di tante altre volte, è vero, ma continuo a dire che il gioco di questa squadra non è merito dell’allenatore ma qualcosa che i giocatori hanno del Dna ma non ricordano più di avere. I tiri buttati al vento non si contano: 14 solo nel primo tempo. Un quadro impietoso per una squadra che l’anno scorso è sembrata irresistibile. La nota positiva c’è: mancano solo 4 giornate alla fine dello strazio – 4,5

JUAN JESUS. Ci risiamo con lo sciagurato Giovannino Gesù, che provoca il rigore romanista. E dire che fino a quel momento aveva disputato una partita attenta (il gol trangugiato al 41’ non fa statistica: l’arbitro aveva fischiato una punizione per la Roma). Detto questo, faccio professione di misericordia nei suoi confronti e ripeto quanto scritto qualche tempo fa. Il problema non è lui, ma chi lo mette in campo. Una volta certificato il fallimentare acquisto del palindromo brazileiro, restava Ostigard ma ben tre allenatori hanno sempre scelto Giovannino: perché? Calzona detto il Terzo ha dato una spiegazione, dimostrando di essere un Sarri in miniatura coi paraocchi, per non dire ottuso: Juan Jesus avrebbe i piedi migliori di Ostigard (il condizionale, almeno per me, è d’obbligo) nella fatidica costruzione dal basso. Insomma, la dittatura del deviazionismo giochista. Come se per un centrale la priorità dovesse essere l’impostazione, e non la difesa. Da brividi – 4,5

Mi deprime sparare sul povero Giovannino: la sfortuna quest’anno è nera, ma la sfortuna di Juan Jesus lo è di più – 4

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