Al Foglio: «Usa e Asia stanno investendo, si è visto anche a Parigi. I quarti posti? Accettare il risultato è giusto, ma l’aver dato tutto non può essere autocompiacimento»

Garozzo e il declino della scherma italiana: «L’allenamento dev’essere rigoroso, oggi c’è tanta protezione verso i bambini».
Bella intervista al Foglio (a firma Bernardo Cianfrocca) di Daniele Garozzo, fiorettista, oro olimpici che ha dovuto rinunciare alle Olimpiadi di Parigi per una malformazione cardiaca. Intervista in cui lancia l’allarme sul declino della scherma italiana.
Garozzo è anche l’ultima medaglia d’oro olimpica a livello individuale della scherma italiana. L’ha vinta a Rio de Janeiro otto anni fa. Una distanza eccessiva, anche per chi potrebbe considerarla un vanto: “È passato troppo tempo. La scherma italiana è a un crocevia, bisogna metterci le mani ora. Ci sono diverse criticità che possono essere di difficile risoluzione”.
“È innegabile che i risultati siano calati, anche per una maggiore internazionalizzazione della disciplina. Lo stato di salute del nostro movimento non è negativo, ma altri paesi lavorano molto bene e lo si nota soprattutto a livello giovanile. In una recente tappa del circuito Cadetti di fioretto maschile a Samorin (Slovacchia, ndr), 9 dei primi 16 atleti erano americani. I loro investimenti nel sistema collegiale stanno funzionando”. Il bacino da cui attingere per formare nuovi atleti è uno dei problemi: “Non ci sono solo gli Stati Uniti. L’Asia a Parigi è stata la vincitrice del medagliere di specialità con 4 paesi tra i primi 6.
Garozzo e la protezione che oggi abbiamo nei confronti dei bambini
Il discorso diventa culturale e generazionale: “All’inizio è indispensabile la componente ludica, la battaglia quasi. Ma la scherma è l’arte marziale dell’occidente e quindi deve poi subentrare un allenamento più rigoroso, che preveda anche il rimprovero. Oggi ho come l’impressione che verso i bambini ci sia una maggiore protezione, ma serve che abbiano una predisposizione alla sconfitta e a mettersi davvero in gioco”.
L’accettazione della sconfitta ha creato un dibattito anche durante le Olimpiadi, soprattutto sull’inopportunità di svilire un atleta in caso di mancata medaglia. Garozzo stesso aveva polemizzato con chi rivendicava la narrativa della “cattiveria” come componente necessaria per vincere. “Non credo sia giusto che alcuni atleti, tra l’altro già vincenti, vengano definitivi ‘bravi ragazzi’ come fosse un declassamento, magari solo per il modo di porsi”. L’altro lato della medaglia però esiste ed è un rischio da evitare: “Sono felice ci sia più sensibilità su certe tematiche, ma la sconfitta funziona se diventa uno stimolo. Il campione deve volere sempre di più, accettare il risultato è giusto, ma l’aver dato tutto non può trasformarsi in autocompiacimento”.