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Iannone: «Gli anni di squalifica per doping restano una ferita aperta, non avevo più certezze»

Alla Gazzetta: «Ho lasciato andare le cose senza fasciarmi la testa; tornare in pista in Malesia per sostituire Di Giannantonio è stata la chiusura di un cerchio».

Iannone: «Gli anni di squalifica per doping restano una ferita aperta, non avevo più certezze»
Sepang (Malesia) 03/11/2024 - gara Motogp / foto Panoramic/Image Sport nella foto: Andrea iannone ONLY ITALY

Dopo quattro anni di stop per doping, il pilota di MotoGp Andrea Iannone sta gareggiando dallo scorso anno in Superbike. Tuttavia, non ha ancora dimenticato il calvario che ha vissuto dal 2019 al 2023. L’intervista alla Gazzetta dello Sport.

Iannone: «Gli anni di squalifica restano una ferita aperta, non avevo più certezze»

Nel 2024 è tornato a correre e si è dimostrato subito competitivo. Se lo aspettava?

«Le mie aspettative lo scorso anno sono state di gran lunga superate. Non sapevo cosa aspettarmi, quando sei a lungo fermo non puoi conoscere il livello che avrai quando tornerai in pista».

Come è stato tornare nel Motomondiale anche se per poco, per sostituire l’infortunato Di Giannantonio?

«Per me è stato come chiudere in cerchio, come se in qualche modo fosse giusto così. In Malesia è iniziato l’incubo della squalifica e cinque anni dopo sono tornato in MotoGp proprio lì, quasi fosse tutto scritto. E’ stato ovviamente bellissimo rientrare nel paddock dove sono cresciuto».

Durante il periodo della squalifica ha pensato di non tornare più a correre?

«Non ci ho mai pensato, né di tornare, né di non tornare. Non ho mai abbandonato l’idea o chiuso una porta, ma non ho neanche mai avuto la certezza di rimettermi in pista. Quando stai fermo quattro anni non puoi avere certezze. Ho lasciato andare le cose senza fasciarmi la testa; essendo molto istintivo, non mi piace prepararmi o crearmi aspettative. In quei quattro anni non ho mai lasciato l’allenamento in palestra, continuare ad allenarmi mi faceva stare bene. Comunque, quella di quegli anni rimane una ferita ancora aperta».

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