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Le squadre le fanno i calciatori, in panchina puoi avere chi vuoi (anche Conte)

Non ci interessano qui le responsabilità ma il Napoli di oggi è una squadra assai indebolita. E le conseguenze le stiamo vedendo

Le squadre le fanno i calciatori, in panchina puoi avere chi vuoi (anche Conte)
As Roma 15/02/2025 - campionato di calcio serie A / Lazio-Napoli / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Antonio Conte

Le squadre le fanno i calciatori, in panchina puoi avere chi vuoi (anche Conte)

A volte il calcio è semplice. Se hai calciatori forti tendi a vincere, se sono scarsi no. Poi ci sono mille sfumature, contingenze, casualità. Ha fatto bene il Napolista a ricordarlo in questo mondo ubriaco di retoriche fantacalcistiche.

Perché i fatti sono testardi. Il Napoli fino a metà campionato era una squadra fortissima. In rosa 8/11 dell’anno dello scudetto e gente che fa la differenza come McTominay, Buongiorno e un giocatore di levatura internazionale in panchina, David Neres, un lusso inserirlo a partita in corso. L’ingaggio di Antonio Conte e l’acquisto da fuochi d’artificio come Lukaku in linea coerente con un mercato ambizioso e utile a galvanizzare (o almeno rivitalizzare) una tifoseria isterizzata e malconcia dopo l’annus horribilis della passata stagione. Merito a Conte per aver costruito una mentalità solida qui dove tutto si muove su elucubrazioni e strappi emotivi. Merito a al mister per aver letteralmente riesumato alcuni calciatori forti forti rimasti ‘sotto la botta impressionati’, su tutti Di Lorenzo, Rrahmani, Lobotka e soprattutto Anguissa. E poi c’era Kvara. Malconcio, scocciato, col pensiero altrove? Sì, ma pur sempre l’esterno più forte della Serie A.

Abbiamo meritato il primato in classifica. Perché i clean sheet, la solidità, i gol e la cattiveria il Napoli li aveva comprati a suon di bruscolini e profili da campioni pescati con intelligenza, mister in testa. Con delle imperfezioni e lacune? Certo. Ma l’organico, con una competizione soltanto da disputare, era in linea con la stagione disputata fino a dicembre.

Poi il mercato. Non conosciamo le reali responsabilità né se potevamo far meglio. Certo è che, carta alla mano, il Napoli di oggi è una squadra assai indebolita. Il reparto offensivo è da quinto posto. Conte non ha perso solo un calciatore dal valore inestimabile, ma la possibilità di alternare durante i 90 minuti il georgiano e Neres. Non parliamo di quisquilie tattiche, parliamo di valori: non vorrei essere quel terzino destro che per ’60 marca Kvara e poi gli infilano dentro il brasiliano (o viceversa). Un caso simile a quello dell’anno scorso, con Garcia orfano della staffetta perfetta Politano-Lozano. Vendendo Kvara i partenopei hanno perso un calciatore e mezzo. Tant’è.

Con un Lukaku un po’ appannato (è comunque imprescindibile e utilissimo per il nostro modo di giocare, non è una critica al bomber belga) e i valori oggettivamente standard degli altri attaccanti, il Napoli ha una difficoltà estrema a fare gol. E infatti fatica tantissimo, Conte è costretto ad alzare in continuazione Anguissa e McTominay e ci scopriamo con molta più facilità. Almeno un gol preso in sei partite è un dato che parla da solo.

Il Napoli non si è dimenticato come si difende, la compattezza l’abbiamo venduta. O si è infortunata. Gli acciacchi di Buongiorno, Olivera, Neres (a cui si aggiunge Zambo) hanno fatto il resto, mettendo a nudo una problematica carsica che alla prima difficoltà e col mercato da ridimensionamento è emersa ineluttabile.

Tutto è perduto? Assolutamente no. Il Napoli resta una squadra forte, qualche episodio a favore prima o poi girerà, e a fine stagione avremmo giocato almeno 17 partite in meno dell’Inter e 12 in meno di Atalanta e Juve. Siamo in lotta scudetto, può succedere di tutto e Conte sa fare bene il suo mestiere. Attenzione alla classifica, ci sono 4 squadre in nove punti, Lazio compresa.

In conclusione? Nel mare magnum dei discorsi paracalcistici sembra che ci si dimentichi sempre dei calciatori. Del valore oggettivo dei singoli e delle rose. Non è il banale (e populistico) ‘Pappò caccia i soldi’, anzi. I progetti non si costruiscono con Re taumaturghi, nemmeno se si chiamano Conte. Si fanno con i calciatori. Meglio se sanno giocare a pallone.

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