A La Stampa: «Domenicali ha fatto un lavoro incredibile in F1. A i miei tempi in America si correva nei parcheggi degli hotel e non fregava nulla a nessuno»

Flavio Briatore fra una settimana compie 75 anni, gli stessi anni della F1. Undici mesi fa è rientrato nel paddock in grande stile, come capo dell’Alpine. La Stampa lo ha intervistato.
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Briatore: «Domenicali ha fatto un lavoro incredibile in F1»
Briatore, chi gliel’ha fatto fare?
«Questa è la Benetton, la Renault. Lo stabilimento di Enstone, in Inghilterra, l’ho costruito io. Quando ho visto l’Alpine in questa situazione ho parlato con Luca (De Meo, l’ad di Renault, ndr) e gli ho detto: sono molto incasinato, ma un po’ di tempo se vuoi lo trovo. Poi ho venduto gran parte del food&beverage, per cui diciamo che mi sono alleggerito».
Più facile avere successo in F1 o nella ristorazione?
«Dipende dalla gestione delle persone, non importa quello che fai. Non è necessario essere un appassionato di cucina per avere un ristorante di successo, bisogna avere dei metodi come li avevamo in Renault e come penso inizieremo ad avere il prossimo anno».
Le piace la F1 made in Usa?
«Anche lì è questione di uomini. Stefano (Domenicali, ndr) ha fatto un lavoro incredibile, ha creato uno spettacolo che non si era mai visto. A i miei tempi si andava in America a correre nei parcheggi degli hotel e non fregava nulla a nessuno, ora il seguito è pazzesco».
Negli anni c’è qualcuno che le ha ricordato Schumacher?
«Verstappen. Fa cose straordinarie. E Hamilton: gli altri sono campioni, forse lui è l’unica vera star come lo era Senna. Ayrton lo ricordiamo tutti: gran comunicatore, bel ragazzo, parlava cinque lingue».
Lei ha inventato il ruolo di team principal: c’è un erede di Briatore nel paddock?
«Direi Toto (Wolff, ndr), con il quale ho un super rapporto. Anche Horner ha fatto bene».
Ha resistito alla bufera dello scandalo sessuale.
«La F1 è anche molto mediatica, ormai se vai in ascensore con una donna devi fare attenzione. In tema di abusi si è passati da un estremo all’altro».
Vuole dire che si stava meglio prima?
«No ma ci vorrebbe qualcosa di fair, di giusto».
Un consiglio a un giovane che voglia fare strada?
«Di essere diverso dagli altri. Sei hai talento, non servono sponsor: basta il passaparola. Di Schumacher si diceva un gran bene e andai a prenderlo».
Facendo infuriare il povero Eddie Jordan.
«Sbagliò a incazzarsi, aveva torto… A parte gli scherzi, la sua morte è stata un duro colpo: Eddie è uno dei grandi personaggi nella storia della F1».